ISOLE MINORI DELLA REGIONE SICILIANA



DOCUMENTO DELLE PRIORITÀ

DEGLI INTERVENTI PER L’EMERGENZA RIFIUTI

 

 

Redatto utilizzando uno studio in via d’elaborazione dall'ENEA di Palermo, che ringraziamo per la collaborazione. Così come ringraziamo l’Enea, ed in particolare Vanni Barni e Vito Iabboni, per la collaborazione che ci hanno assicurato.


9.0 ISOLE MINORI

PREMESSA

Gli obiettivi prefigurati dall’ordinanza n.2983 ed esplicitati dal Documento di Priorità degli Interventi per l’Emergenza Rifiuti per la Regione Sicilia (PIER), per quanto concerne le sue Isole Minori (arcipelago delle Eolie, arcipelago delle Egadi, Pantelleria, Lampedusa, Ustica) vanno ampliati ed incrementati per tenere conto delle maggiori esigenze di tutela ambientale connesse alla specificità territoriali delle stesse e della criticità connessa alla spiccata vocazione turistica.

E’ pertanto, delineata una situazione a valle dell’emergenza in cui si supera l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata indicato dalle ordinanze per la Regione Sicilia, sono individuati interventi in termini di prevenzione che portino ad una progressiva riduzione delle quantità di rifiuti e prefigurato un sistema di gestione particolarmente mirato alla minimizzazione di tutti gli impatti ambientali.

OBIETTIVI

Il presente PIER per le Isole Minori, è stato impostato in relazione ai seguenti criteri:

  • la compatibilità con il D.Lgs 22/97 e con le indicazioni del Piano Regionale d’emergenza;
  • l’efficienza del sistema sia rispetto alla necessità di garantire in tempi rapidi il raggiungimento d’obiettivi significativi di raccolta differenziata che di garantire la sua funzionalità anche nella fase successiva all’ordinanza;
  • l’introduzione di misure di prevenzione orientate alla riduzione o contenimento della produzione dei rifiuti, essenzialmente attraverso l’incentivazione del compostaggio domestico;
  • l’assenza di discariche (con l’eccezione, dove sussistono le condizioni, d’impianti di limitata capacità per i materiali inerti) anche nel transitorio di realizzazione del piano regionale d’emergenza;
  • l’attuazione di tutte le tipologie di raccolta e conferimento separato previste dai moderni orientamenti in materia e dalle stesse ordinanze , per una percentuale pari al 60% del totale, da raggiungersi attraverso l’adeguamento strutturale del sistema di gestione, il coinvolgimento attivo della popolazione residente e turistica e lo sviluppo di forme di cooperazione locale;
  • una limitata impiantistica di trattamento e recupero (compostaggio della frazione organica e condizionamento dell’indifferenziato residuale per il trasferimento in terraferma);
  • la minimizzazione degli impatti connessi ai sistemi di raccolta, trasporto, stoccaggio e trattamento anche attraverso l’utilizzo sperimentale di tecnologie avanzate o non convenzionali.

Sotto il profilo dell’organizzazione e della gestione del sistema, lo schema generale per ogni isola o comprensorio d’isole, prevede:

  • un servizio di raccolta monomateriale per le seguenti frazioni:
    - carta, vetro, plastica alluminio
    - organico;
    - pile e farmaci scaduti;
    - indifferenziato residuale;
  • uno (o più) CCR/isole ecologiche per il conferimento , lo stoccaggio, ed il condizionamento delle frazioni raccolte e delle altre conferite direttamente quali:
    - legno, acciaio ed altri metalli;
    - ingombranti (mobili, materassi ed altro);
    - beni durevoli (piccoli e grandi elettrodomestici, elettrici ed elettronici,ecc.);
    - batterie ed accumulatori;
    - oli esausti;
    - rifiuti pericolosi;
    - pneumatici;
    - teli agricoli ed altri materiali in polietilene;
    - inerti.
  • una stazione di condizionamento e trasferenza dell’indifferenziato;
  • un sistema di compostaggio a ridotto impatto ambientale;
  • un’eventuale discarica per inerti.

Per i materiali fuori dai circuiti di raccolta artigianale/produttiva si prevede il seguente destino:

  • frazioni da raccolta differenziata d’interesse CONAI; il loro conferimento per il trattamento/valorizzazione ai centri CONAI in Sicilia;
  • beni durevoli; il loro conferimento alla piattaforma di Messina;
  • batterie ed accumulatori, materiali in polietilene, oli minerali, il conferimento ai relativi Consorzi;
  • pneumatici il loro invio agli impianti di trattamento per il CDR;
  • rifiuti pericolosi, il coinvolgimento delle filiere di competenza ( Federchimica, ANIE, CONAI, ecc.);
  • indifferenziato residuale l’opzione del condizionamento tramite pressatura ed imballo con il suo invio al trattamento successivo negli impianti regionali.

Nell’ambito di una successiva analisi più dettagliata, saranno individuati gli strumenti più idonei per la gestione dei sanitari e dell’amianto.

INDIRIZZI OPERATIVI SPECIFICI PER LA REALTÀ TERRITORIALE DELLE ISOLE MINORI

In uno scenario connotato dall’esigenza di una rapida attivazione delle iniziative per la massima intercettazione dei rifiuti recuperabili, è opportuno valutare su quali combinazioni utenza/flusso possano essere concentrati le risorse a breve ed a medio termine.

In effetti la domiciliarizzazione d’alcuni circuiti di raccolta risulta in grado di assicurare importanti vantaggi operativi (ossia alta intercettazione di materiali di buona qualità) permettendo in tal modo di conseguire elevati rendimenti di raccolta differenziata contenendo al contempo — sulla base delle valutazioni già svolte in ordine alla integrazione operativa dei circuiti - i costi d’esercizio complessivi a livelli comparabili con quelli delle raccolte indifferenziate.

Le modalità operative intrinseche ai vari circuiti, ad esempio la volumetria dei manufatti messi a disposizione delle singole utenze, possono favorire il grado di "purezza" merceologica del materiale raccolto, andando così ad influenzare le possibilità di un effettivo recupero.

Si deve poi considerare la presenza di flussi turistici che generano una forte crescita della produzione di rifiuti nei mesi interessati dal flusso turistico (prevalentemente da luglio a settembre;

Tabella n. 1 - Produzione mensile media di rifiuti urbani (t/mese) — 1998

Isole

Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre

Pelagie

208

188

208

201

208

471

766

766

471

208

201

208

Malfa

18

18

18

18

18

18

30

48

30

18

18

18

Leni

20

18

20

19

20

20

25

29

22

20

20

21

Pantelleria

272

262

275

270

272

226

549

682

392

289

267

250

Ustica

25

30

33

29

25

60

105

111

69

39

30

27

Egadi

122

108

139

144

161

214

324

487

235

148

132

110

Lipari

267

241

267

259

329

384

868

1240

600

329

258

267

Stromboli

11

10

11

11

14

64

245

350

169

14

11

11

Filicudi

7

6

7

7

20

35

167

238

100

20

7

7

Panarea

8

7

8

8

17

28

162

232

112

17

8

8

Alicudi

3

2

3

2

4

7

47

68

33

4

2

3

Vulcano

18

16

18

17

51

63

387

558

270

51

17

17

Totale
979
906
1007
985
1139
1590
3675
4809
2503
1157
971
947

 

Un ulteriore elemento di valutazione va poi riferito alla distribuzione della densità abitativa sui territori in esame sia in relazione ai residenti che alla dislocazione dei turisti.

La tipologia urbana è caratterizzata da nuclei storici a pianta medioevale, con difficoltà d’accesso generalizzati ad automezzi e automobili in generale.

In tali contesti urbani la presenza d’orti e/o giardini è comunque abbastanza contenuta.

Altri insediamenti, per lo più isolati, si caratterizzano invece per la tipologia "rurale" e quindi per la diffusione d’orti e giardini.

Una terza tipologia d’insediamenti più recenti è di tipo estensivo; si tratta cioè di seconde case e abitazioni sia mono - che plurifamiliari dotate di piccoli giardini; tali constatazioni devono quindi essere ancora ampliate ma possono influenzare fin d’ora le possibili soluzioni gestionali relative alle frazioni recuperabili ed in particolare per quanto rigurda la raccolta della frazione umida e del verde (scarti di giardino e potature) contenute nei RU.

Bisogna infine tenere conto della attuale mancanza di specifiche strutture (centri di raccolta, piattaforme ecologiche e isole ecologiche/riciclerie), sia destinate al conferimento diretto dei rifiuti da parte dei cittadini, sia per il trattamento e smaltimento dei singoli flussi di materiali intercettati.

Uno degli elementi da non trascurare è ad esempio la possibilità di localizzare impianti di stabilizzazione dei rifiuti indifferenziati residui poiché si potrebbe abbinare a queste strutture la presenza di compostaggio per la frazione umida raccolta in modo differenziato. Infatti alcune strutture (ad es. muletti, piazzali, soffianti, allacciamenti alle reti tecnologiche, ecc.), che altrimenti sarebbero utilizzate solo in parte, sono necessarie alle due tipologie d’impianto e potrebbero quindi essere utilizzate per le due funzioni operative.

Di seguito sono illustrate nell’ordine le opzioni per la gestione delle raccolte riferite ai flussi, rispettivamente, di:

  • Rifiuti secchi riciclabili
  • Frazioni organiche (distinguendo tra verde e umido)
  • Rifiuto indifferenziato non riciclabile

Sono inoltre descritte le opzioni attivabili per il trattamento in sito d’alcune frazioni, con specifico riferimento ai sistemi che possono comportare un’ottimizzazione complessiva, sotto il profilo ambientale, economico, operativo, del circuito integrato di gestione del RU "Piccole Isole — Sicilia" (es. per quanto concerne lo smaltimento del RU residuo).

LA RACCOLTA DELLE FRAZIONI SECCHE RICICLABILI

La raccolta differenziata delle frazioni secche riciclabili necessita d’alcuni elementi di valutazione quali le distanze per conferire il materiale raccolto ad una filiera di riciclo mentre nell'ambito dell'organizzazione dei circuiti si cercherà di individuare i criteri in base ai quali preferire sistemi a consegna (contenitori stradali) o a ritiro (raccolte domiciliarizzate o di prossimità). Inoltre sarà opportuno intensificare gli sforzi operativi soltanto per quelle frazioni che si distinguono per:

  • una alto valore intrinseco dei quantitativi raccolti
  • valide opportunità di valorizzazione del materiale (riciclo)

Partendo da questi presupposti cercheremo di illustrare le opzioni di raccolta delle principali frazioni merceologiche (carta, vetro, lattine e bottiglie in plastica) che possono adattarsi alla situazione del territorio considerato.

Carta e cartoni

Nella raccolta dei materiali cellulosici è opportuno distinguere tra diverse tipologie di materiali con caratteristiche intrinseche differenti:

  • imballaggi in cartone, prodotti soprattutto dalle attività commerciali (negozi, alimentari, ristoranti, ecc.)
  • carta per uso grafico , prodotto in prevalenza da utenze domestiche, uffici, banche, servizi

Ai fini dell'organizzazione dei circuiti di raccolta è bene prevedere modalità differenti in considerazione delle caratteristiche intrinseche di tali materiali in modo da realizzare una raccolta in purezza delle due tipologie. In questo caso le raccolte monomateriale puntano ad intercettare una particolare e significativa frazione di rifiuto da inviare al recupero in purezza, senza la necessità di dover successivamente separare la varie frazioni merceologiche o tipologie di carta. Per esempio l'attivazione per gli imballaggi in cartone di un sistema di raccolta presso i negozianti e commercianti consente l’intercettazione di quote rilevanti con un elevato grado di purezza merceologica. Questa metodologia consente di conferire il materiale all’impianto di trattamento senza ulteriori separazioni e anche i contributi da parte del CONAI variano a tale proposito.

Si ritiene dunque che la scelta della capillarizzazione della raccolta del secco d’interesse CONAI nei centri con maggiore attività commerciali territorio possa costituire uno standard operativo opportuno, perseguendo l’obiettivo del conseguimento d’elevati traguardi d’intercettazione di un materiale che si caratterizza per:

  • elevate possibilità di recupero
  • forte stagionalità dei quantitativi prodotti
  • notevole ingombro dei cassonetti di raccolta per il secco non-riciclabile

Inoltre una raccolta personalizzata di queste frazioni presso commercianti e negozianti contribuisce anche a garantire maggiormente il decoro urbano.

Nel caso della frazione cartacea ad uso grafico prodotta dalle utenze domestiche è possibile, in linea di principio, eseguire la raccolta mediante contenitori stradali o con circuiti di prossimità; tale scelta tuttavia finisce per aumentare l'impatto visivo dei contenitori disposti sul territorio e può limitare l'affidamento della raccolta a cooperative locali e operai comunali.

La domiciliarizzazione della raccolta invece può essere realizzata sia attraverso il ritiro del materiale presso le singole utenze oppure mediante la collocazione presso i cassonetti stradali in alcuni giorni della settimana; in generale poi tale metodo di raccolta si distingue, (vedi anche tabella 7) per un aumento di ca. il 30% della quantità intercettata (tipicamente da 50 — 60 kg/ab/a nelle esperienze più mature) rispetto a quelle ottenute con la sola raccolta mediante contenitori stradali.

Tabella n. 2 - Alcuni costi di gestione per la carta in funzione delle modalità di raccolta — 1997

Modalità

Abitanti

Quantità raccolta (kg/ab/A.)

Quantità
raccolta
(kg./anno)

Costo

(Lit./kg.)

Costo

(Lit./ab./a)

Stradale

838.717

27

23.053.000

100

2.700

Domiciliare

591.219

36

21.550.000

118

4.248

Piattaforma

218.402

20

4.347.000

76

1.520

MEDIA

-
-
-

98

2.823

Fonte: Dati SAPM

Nel caso del circuito domiciliarizzato il costo per abitante è sì maggiore rispetto ad altre modalità d’intercettazione (campane e cassonetti), ma in termini assoluti è decisamente basso, mantenendosi generalmente entro il 5 — 7 % dei costi medi annui di gestione dei rifiuti urbani (valutati in Lit./ab.anno) registrati in Italia.

Qualora si decida di eseguire la raccolta della carta mediante contenitori stradali una frequenza di raccolta - degli imballaggi presso i commercianti - indicativamente settimanale evita di riempire troppo celermente i contenitori di raccolta della carta e consente di intercettare separatamente gli imballaggi. In aggiunta a tale intercettazione mirata degli imballaggi in grandi quantitativi è opportuno prevedere anche la possibilità di conferimento diretto presso le riciclerie comunali.

Raccolta del vetro e dell'alluminio

La raccolta congiunta di vetro e lattine in campane stradali, è ormai uno standard operativo sempre più diffuso per la praticità dei conferimenti e per i bassi costi di raccolta e selezione dei materiali.

Concentrando l’attenzione sugli imballaggi metallici è chiaro che questa tipologia di raccolta consente di poterne effettuare un’intercettazione capillare — grazie all’abbinamento ad una raccolta diffusa sul territorio e tradizionalmente "partecipata" - senza incorrere negli elevatissimi costi specifici di una loro raccolta monomateriale; la raccolta del vetro d’altronde non ne è danneggiata, o registra inconvenienti che si possono considerare in questo caso del tutto marginali (per i volumi sottratti, per l’abbassamento del peso specifico complessivo). Anche i costi successivi di selezione, resa oltremodo semplice dall’applicazione di separatori magnetici, sono ampiamente compensati dal valore del materiale metallico recuperato.

E' opportuno facilitare il conferimento delle bottiglie di vetro da parte d’utenze con notevole produzione specifica (quali bar, ristoranti, agriturismi, ecc.) valutando la dislocazione d’alcune campane con "open box", dotate anche di uno sportello aggiuntivo con apertura a chiavistello.

Per gli oggetti di maggiore ingombro (damigiane, fiaschi, ecc.) e per lastre frazione di vetro recuperabili (p. es.: lastre di vetro, tubi al neon) è bene prevedere la possibilità di conferimento presso l’isola ecologica, in contenitori separati.

Raccolta della plastica

Nel caso delle plastiche vanno distinti diverse tipologie di contenitori e la loro raccolta dovrebbe avvenire in maniera separata:

  • bottiglie e contenitori per liquidi (PET, PE, PVC)
  • teli e sacchi in Polietilene (PE)
  • cassette, provenienti dal settore del commercio e dai mercati

Per quanto concerne le bottiglie, le caratteristiche di tale materiale (alto volume d’ingombro e basso peso specifico) determinano costi di raccolta - con i tradizionali sistemi a cassonetto stradale - consistenti (fino a 1.000 Lit/kg) e non giustificabili per le quantità raccolte (fino a 5 kg/ab/a). Per ovviare a tale aumento dei costi si può ipotizzare il conferimento di tali rifiuti presso le riciclerie integrando così i circuiti di raccolta differenziata delle altre frazioni merceologiche di RU, previsti per i Comuni, contenendo il costo di gestione attraverso la mancata collocazione di contenitori sul territorio, ed una raccolta del materiale - comune per comune - più semplice e quindi meno costosa.

Per la raccolta presso l’isola ecologica possono essere utilizzati parte dei contenitori stradali.

Sarebbe inoltre opportuno promuovere forme di riduzione di tale tipologia di rifiuto attraverso circuiti di vuoto a rendere, in particolare presso le attività di ristorazione e da alberghiere.

Teli e sacchi in polietilene, film e cassette di plastica possono essere conferiti da parte d’utenze commerciali o produttive (agricoltori, commercianti) e vanno raccolti in maniera separata.

Per le cassette va valutata l'opportunità di prevedere - presso l’isola ecologica - un'apposita trituratrice, del valore indicativo di cinque milioni; bisogna tenere presente che tale materiale triturato attualmente ha una valutazione sul mercato di 350 Lit/kg, prezzo certamente maggiorato (rispetto a quello delle cassette tal quali) in quanto i ricuperatori preferiscono tale materiale così trattato per le minori volumetrie e per un più facile riutilizzo.

Il ruolo dell'isola ecologica/riciclerie

Il concetto di ricicleria o isola ecologica, è stato introdotto in alcune legislazioni regionali in materia di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti urbani in tempi relativamente recenti. Contestualmente al forte sviluppo della raccolta differenziata, di queste strutture ne sono state realizzate diverse e con differenti livelli funzionali e d’afferenza. La realizzazione di una piattaforma ecologica è funzionale a ciascun modello di gestione dei rifiuti e costituisce un elemento d’integrazione e complemento di varie modalità di raccolta.

Sinteticamente, la piattaforma ecologica è una stazione intermedia, dove i rifiuti urbani (quelli riciclabili, alcuni non riciclabili in genere gli ingombranti) e assimilabili non pericolosi, quelli urbani pericolosi (esempio: prodotti e contenitori etichettati "T" e/o "F", le pile, i farmaci scaduti e altri) giungono già separati o sommariamente separati e vengono:

  • stoccati provvisoriamente;
  • eventualmente sottoposti a forme più o meno semplificate di selezione;
  • sottoposti ad operazioni di pre-trattamento o nobilitazione;
  • infine trasferiti agli impianti di trasformazione o di smaltimento (nel caso dei rifiuti pericolosi o in quello delle componenti non riciclabili dei rifiuti ingombranti).

L’isola ecologica aiuta nell'organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani e nel massimizzarne i risultati, in quanto:

  • riduce i costi di trasporto verso i siti o gli impianti di destino;
  • costituisce un servizio comodo e permanente per i cittadini e soprattutto per le piccole attività economiche.

La piattaforma ecologica può quindi sicuramente favorire lo sviluppo di politiche e modelli locali atti al raggiungimento degli obbiettivi di legge (DLgs. 22/97); inoltre essa può avere un certo valore aggiunto, in termini di ‘contenuto informativo’:

  • la piattaforma educa perché chiede agli utenti di assumere un comportamento consapevole, ecologicamente corretto, non elusivo verso un problema; per questo motivo è utile al radicamento di una cultura del territorio non dissipativa (il rifiuto può non essere tale, può non essere sprecato; il rifiuto è uno dei ‘prodotti’ della città, e la corretta gestione del ciclo dei rifiuti aiuta nella ‘manutenzione’ della città).
  • la piattaforma comunica perché si può conoscere cosa e quanto vi entra e vi esce. Per questo motivo, è utile alla gestione complessiva dei servizi di raccolta dei rifiuti e alla promozione di un sistema competitivo di gestione dei servizi.

E’ dunque importante prevedere la realizzazione di tali strutture almeno a servizio dei centri maggiori.

RACCOLTA E VALORIZZAZIONE DELLE FRAZIONI ORGANICHE

Raccolta dell'umido

Le difficoltà di trattamento "in loco", di trasporto dell’umido raccolto e le caratteristiche insediative ed urbanistiche dei centri abitati delle varie isole coinvolte nel progetto, costituiscono il principale fattore limitante per l’attivazione della raccolta secco-umido; nelle situazioni a bassa densità demografica, è logico ed opportuno puntare invece su di una forte incentivazione del compostaggio domestico (che deve comunque essere presente anche nelle zone servite da circuiti di raccolta secco-umido)

L’altra condizione è la possibilità di allestire un centro di compostaggio in sito. Da questo punto di vista, la coesistenza con un centro di biostabilizzazione del rifiuto residuo consentirebbe di acquisire economie di scala, grazie alla condivisione di numerosi fattori operativi, tra cui la Direzione, le movimentatrici meccaniche, pese, guardianie, ecc.

Laddove le condizioni (cioè la presenza di un impianto di stabilizzazione e di compostaggio) lo permetteranno è dunque possibile prevedere la realizzazione di un circuito di raccolta domiciliarizzato o, se non è possibile la domiciliarizzazione stretta (es. per mancanza di spazi privati interni) "di prossimità"; questi si differenziano dai circuiti effettuati con contenitori stradali di grandi dimensioni per i maggiori tassi di recupero dello scarto alimentare (fino a ed oltre i 200 g/ab.giorno) e per il grado di purezza merceologica ottenuto (2-5 % d’impurità max contro il 5-10% tipico dei sistemi a contenitore stradale).

Ricordiamo che per organizzare correttamente un sistema di raccolta delle frazioni organiche compostabili, è anzitutto importante soffermarsi sulle seguenti considerazioni:

  • la sostanziale diversità merceologica e reattività biochimica tra lo scarto di tipo alimentare (umido in senso stretto) ed il materiale lignocellulosico di cui è costituito lo scarto di giardino (verde); tale diversità si traduce in opportunità di una differente articolazione del sistema di raccolta, che tenga conto della possibilità di semplificare criteri e costi di gestione della raccolta del verde;

  • il peso specifico nettamente diverso dei due materiali, che se costringe all’uso di veicoli a compattazione per la raccolta dello scarto verde, consente invece l’impiego di veicoli non compattanti per lo scarto alimentare; e la compattazione, pur necessaria a garantire il pieno utilizzo delle capacità di trasporto nel caso di materiali voluminosi, è una necessità costosa. L’introduzione di circuiti dedicati al solo umido, con veicoli non compattanti, è un potente strumento di razionalizzazione del servizio e contenimento dei costi.

  • la problematicità di gestione dello scarto alimentare, proprio in relazione alla sua fermentescibilità ed al suo contenuto d’acqua; ciò comporta la necessità di individuare manufatti, sistemi e frequenze di raccolta che, producendo agevolazione, comodità e pulizia per l'utente del servizio, ne agevolino la partecipazione.

Tuttavia un sistema "comodo" che non distingua tra scarto di cucina e scarto di giardino è un sistema che produce un’elevata intercettazione di scarto di giardino, dimenticando che "dove c’è scarto di giardino, c’è un giardino in cui poterlo compostare".

In coerenza con le valutazioni precedenti è opportuno che la raccolta di scarto verde e d’avanzi alimentari vada effettuata con sistemi di raccolta coerenti con le loro caratteristiche specifiche tra le quali citiamo stagionalità, fermentescibilità e peso specifico.

La separazione della frazione umida presso le utenze domestiche richiede anzitutto la:

  • distribuzione - alla singola utenza familiare - di sacchetti e relativi secchielli di capienza ridotta (6-10 lt.) che aiutino nel contenimento di un materiale ad elevata fermentescibilità e ricco d’acqua e impediscano il recapito al circuito di raccolta di materiali estranei (es. bottiglie, tetrapak, ecc.), che generalmente sono di grandi dimensioni;
  • la realizzazione di un circuito di raccolta di prossimità, per rendere il servizio comodo per l’utente, stimolare la partecipazione ed incrementare così le rese d’intercettazione;
  • l’adozione di frequenze di raccolta che nel Centro-Sud si collocano tra le 2 e le 4 volte/settimana

Dall’esame delle numerosissime esperienze in corso si evidenzia che la dotazione alle famiglie di sacchetti a tenuta ed a perdere incentiva la confidenza e la partecipazione dei cittadini, promuovendo la separazione anche delle frazioni alimentari più critiche (pesce, carne, avanzi di cibi cotti).

E' opportuno che il sacchetto a perdere sia a tenuta e possibilmente trasparente, allo scopo di consentire l’ispezione visiva del materiale conferito all’atto della raccolta e/o del conferimento all’impianto. Invece la scelta tra un sacchetto in materiale biodegradabile o in polietilene dipenderà in prevalenza dalle caratteristiche operative dell’impianto di compostaggio.

In alcuni casi gli impianti non accettano il materiale conferito con sacchetti di polietilene (non essendo dotati d’efficaci sistemi di separazione) o comunque, qualora dotati di un adeguato sistema lacerasacchi e di un meccanismo di separazione meccanica o aeraulico-densimetrica delle plastiche non biodegradabili, tendono a residuare negli scarti di vagliatura notevoli quantità di prodotto, che vanno dunque smaltite con i sovvalli con oneri gestionali sensibili; tutto ciò determina generalmente, a parità d’altre condizioni, tariffe di conferimento sensibilmente superiori per il conferimento in sacchi di polietilene (dell’ordine delle 30-40 Lit/kg) rispetto alle tariffe applicate per conferimenti in sacchetti in materiale biodegradabile.

In ogni caso, su siti di compostaggio decentrato (che sarebbe la precondizione per l’attivazione di circuiti di differenziazione secco-umido sulle Piccole Isole) non è ravvisabile l’allestimento dei sistemi di preselezione e di raffinazione relativamente complessi richiesti dall’opzione d’uso dei normali sacchetti in polietilene; la massima semplificazione delle linee di compostaggio richiede l’adozione di strumenti coerenti di gestione delle raccolte.

La personalizzazione/domiciliarizzazione del servizio è dunque necessaria per conseguire obiettivi di raccolta molto elevati che potranno consentire di ridurre la frequenza di raccolta della frazione residua.

Tabella n. 3 - Intercettazione della frazione umida con diversi sistemi di raccolta

Sistema

Intercettazione
Complessiva
(tipico)

scarto di giardino in %

Intercettazione di scarto di cucina

Domiciliarizzato classico

("porta a porta")

170-240 g/ab. giorno

Da 0% (se vietato il conferimento) al 10 % (massimo, per i volumi limitati a disposizione)

160-220 g/ab.giorno

Cassonetto stradale

("doppio" cassonetto)

150-200 g/ab. giorno

40-70% (stagionale)

60-120 g/ab.giorno

Fonti: Favoino, 1999; Provincia di Milano, 1998; Cocchi, 1997

La tabella precedente cerca di quantificare il concetto che la limitazione dei volumi a disposizione per la raccolta della frazione umida consente di prevenire un conferimento eccessivo di scarto di giardino da parte delle utenze con villetta: con tale accorgimento si evita di "trasferire" al circuito d’intercettazione della frazione umida alcune caratteristiche "tipiche" della raccolta della frazione verde quali:

  • la forte variabilità stagionale dei quantitativi di verde raccolti;
  • la necessità di ricorrere all’impiego di mezzi a compattazione per ridurre il volume d’ingombro del verde.

Tutto considerato, le esperienze più "mature" stanno dunque orientando le loro scelte operative su raccolte:

  • con secchielli o sacchetti, nelle zone a tipologia residenziale con villette (carico manuale)
  • con "secchi" o "mastelli" da 20-30 litri, per le strutture condominiali o di corte sino a 5 famiglie circa (carico manuale)
  • con bidoni da 120-240 litri per strutture condominiali più grandi (carico meccanizzato)

Si sottolinea infine, che la raccolta dello scarto di cucina "in purezza" (senza miscelazione con il verde) rende possibile l'impiego di mezzi non compattanti, con contenitori aperti (a "vasca"), a caricamento sia manuale (mastelli) che meccanizzato (bidoni). L'impiego di tali mezzi a basso investimento tecnologico costituisce una delle maggiori opportunità di contenimento dei costi del servizio.

Un circuito specifico di raccolta differenziata della frazione umida andrebbe opportunamente avviato anche presso i principali alberghi e ristoranti in modo da contenere il conferimento di rifiuti altamente putrescibili nel circuito di raccolta del secco - residuo: la produzione specifica di scarto alimentare delle attività ristorative/alberghiere può essere stimata tra i 200 — 300 g/pasto, a seconda che si tratti di catering o attività di preparazione diretta dei pasti.

La personalizzazione del servizio di raccolta dell’umido per le grandi utenze può avvenire mediante l'impiego di:

  • uno o più contenitori dedicati (tipicamente bidoni carrellati da 120 - 240 litri) per i ristoranti e alberghi
  • contenitori di grandi dimensioni, purché "personalizzati" (ovvero dedicati ad un’utenza specifica e responsabile del contenitore) per utenze con alta produzione specifica quali i servizi di ristorazione, campeggi e supermercati alimentari.

Per prevenire l'imbrattamento dei contenitori di raccolta è opportuno prevedere l'utilizzo di fodere in polietilene o materiale biodegradabile, secondo le modalità richieste dall'impianto di compostaggio. Questo accorgimento tende inoltre a contenere gli interventi di lavaggio e disinfezione dei manufatti di raccolta, operazione di pulizia che spesso è delegata all'assegnatario del contenitore stesso.

La realizzazione della raccolta dell'umido presso le utenze domestiche residenti e fluttuanti dovrà prevedere l'esclusione di quelle "zone" nelle quali - per lontananza dai percorsi principali di raccolta e per caratteristiche d’insediamento — la raccolta risulta troppo onerosa e comunque senza un equilibrio costi/benefici. In tali situazioni andrà fortemente incentivata la pratica del compostaggio domestico.

ATTIVITÀ DI RECUPERO DELLE FRAZIONI ORGANICHE IMMEDIATAMENTE ATTIVABILI

Il ruolo del compostaggio domestico

Si sottolinea ancora una volta che la scelta dei contenitori dedicati di dimensioni relativamente contenute è volto anche ad impedire il conferimento congiunto d’umido (scarto alimentare) e scarto verde.

Rammentiamo l’importanza di organizzare, per questo flusso, circuiti di raccolta non eccessivamente "comodi" per il cittadino; una elevata intercettazione unitaria è sintomo di scarsa partecipazione ai programmi di compostaggio domestico, disincentivato proprio dalla eccessiva facilità di consegna dello scarto al servizio di raccolta.

Le caratteristiche specifiche dello scarto verde (bassa putrescibilità e notevole ingombro) lo rendono particolarmente adatto per forme di valorizzazione presso gli stessi luoghi di produzione (compostaggio domestico, che consente di evitare un aumento della quantità complessiva di rifiuti da gestire) o per il conferimento diretto da parte delle singole utenze presso le Piattaforme comunali di raccolta (Riciclerie).

Prevedendo un recupero diretto di materiali organici di scarto all’interno dell’economia familiare, il compostaggio domestico intercetta materiali valorizzabili prima ancora della loro consegna al sistema di raccolta, sottraendoli al computo complessivo dei rifiuti gestiti (in forma differenziata e non); sotto questo profilo, è importante rimarcare il fatto che, analogamente ad es. al reimpiego dei manufatti vetrosi, al compostaggio domestico va più propriamente applicata, in luogo di quella d’attività di "raccolta differenziata e riciclaggio" la definizione d’intervento di "riduzione all’origine" dei rifiuti.

La pratica del compostaggio domestico dovrà essere fortemente incentivata in particolare modo per quelle parti del territorio oggetto di questo progetto che si caratterizzano per:

  • notevole distanza e dispersione rispetto ai centri maggiori, distanza che influisce sensibilmente sui costi di viaggio dei mezzi di raccolta;
  • realtà a prevalente economia agricola, che quindi dispongono di possibilità "alternative" al conferimento al servizio di raccolta per lo smaltimento/valorizzazione in loco degli scarti organici;
  • la presenza d’abitazioni che dispongono di un giardino o di un orto; dove c’è un giardino che produce scarti verdi è anche possibile valorizzare e riciclare direttamente tali scarti mediante il compostaggio domestico.

Per quanto riguarda i "gruppi dispersi" e le zone spiccatamente rurali, è opportuno puntare anche alla promozione del riutilizzo degli scarti organici a scopo di mangime e per la produzione di compost domestico in assenza della raccolta della frazione umida. Invece per la gestione dello scarto verde nei quartieri e delle zone adibite ad abitazioni di tipo estensivo si pongono alla singola utenza diverse opzioni alternative di gestione e conferimento:

  1. compostaggio domestico, adeguatamente sostenuto e promosso dalle singole Amministrazioni;
  2. conferimento diretto presso i centri di raccolta comunali;
  3. eventuale istituzione di un circuito di raccolta a domicilio, dato che la bassa attrattività (per insetti e roditori) dello scarto ne consente la ritenzione nel giardino per tempi relativamente prolungati; la frequenza di raccolta tipica può variare da 1 a 2 volte il mese, in modo da rendere il servizio non troppo "comodo" per l’utente ma incentiva la raccolta presso le utenze turistiche dei mesi estivi. Un circuito di conferimento domiciliarizzato troppo spinto tenderebbe al contrario ad aumentare, com’è successo in alcune realtà nazionali ed estere, i quantitativi di verde (e d’umido) da gestire da parte del servizio, arrivando anche a 200 -300 kg/ab. per anno.

Nella attesa del passaggio dalla tassa sui rifiuti alla tariffa è possibile incentivare il compostaggio domestico attraverso una riduzione parziale della TARSU (tipicamente del 10 — 20 %).

In generale, il compostaggio domestico può assumere dunque un ruolo:

  • sostitutivo rispetto alla raccolta differenziata secco-umido, nelle Comunità rurali e a struttura abitativa dispersa, laddove non sia possibile o economicamente conveniente organizzare circuiti di raccolta domiciliare;
  • integrativo alla raccolta differenziata anche nelle zone servite dal circuito di raccolta differenziata: al cittadino va comunque accordata la possibilità di avvalersi dei benefici agronomici e della minore imposizione tariffaria recuperando lo scarto organico in proprio, mediante una attività divertente, dal forte valore culturale, ed in grado di produrre un materiale con un valore d’uso e che può sostituire l’acquisto di terricci commerciali.

Tre sono fondamentalmente gli elementi per generare attenzione, adesione, sviluppo del compostaggio domestico:

  1. L’adozione di sistemi di raccolta che non rendano troppo agevole il conferimento di scarti di giardino al sistema pubblico di raccolta; ciò grazie alla adozione di manufatti di piccolo volume dedicati alla raccolta dello scarto alimentare.
  2. L’introduzione di politiche d’incentivazione economica; alcuni Comuni hanno anticipato tale incentivazione nel regime fiscale sin qui valso (ricordiamo che la tassa RSU è stata sinora parametrata sui metri quadri dell’abitazione) mediante l’individuazione — per le utenze che praticano autocompostaggio - di una categoria assoggettata a riduzione; le incentivazioni diverranno progressivamente automatiche in uno scenario di tipo tariffario (a minore conferimento corrisponde minore imposizione).
  3. L’adozione di programmi di promozione dell’attività in sede hobbistica (corsi, manuali, dimostrazioni, assistenza); a livello comunicativo è opportuno puntare - ancora più che sul forte significato dell’attività ai fini della riduzione dei rifiuti - sui risvolti agronomici dell’attività e sulla sua perfetta integrazione nelle attività d’orti e giardini. Le evidenze delle esperienze in corso dimostrano che, che in fin dei conti, ancora di più degli importanti ma relativamente piccoli benefici economici per la singola unità familiare (che invece assumono grande rilevanza nella valutazione complessiva dell’azione), sono il divertimento e la passione personale che determinano le condizioni per dedicare quel poco d’attenzione ed impegno e superare le piccole difficoltà che possono episodicamente presentarsi durante la gestione.

Dall’esame delle esperienze "virtuose", si palesa la maggiore efficacia dell’istituzione di circuiti d’assistenza ed aggiornamento rispetto ad azioni più immediate come la dotazione di composter (che tra l’altro non sempre sono adatti alle condizioni operative specifiche, es. nei grandi giardini) alla popolazione aderente.

L'organizzazione di piazzole semplificate per il compostaggio dello scarto verde

In mancanza di una quantificazione ufficiale del flusso (che generalmente non era focalizzato nelle indagini merceologiche in maniera distinta dall’organico alimentare), l’impressione è tuttavia che anche sulle Piccole Isole si iniziano ad avvertire gli effetti dell’abbandono di una serie di pratiche virtuose (autocompostaggio, mediante ad es. la tradizionale "stacca", ossia concimaia) o deteriori, tra cui:

  • la bruciatura all’aperto, giustamente sempre più frequentemente osteggiata sia per i rischi legati alla gestione di fuochi incontrollati, sia per i problemi d’inquinamento conseguenti alla combustione incompleta di materiali a tenore d’umidità ancora relativamente elevato (in specifico gli sfalci) sia per la frequente co-bruciatura con altri materiali tossicologicamente problematici (plastiche, flaconi per pesticidi, ecc.)
  • l’abbandono sul territorio, fattore di degrado del paesaggio sia urbano che rurale anche per il forte "potere d’attrazione" verso gli smaltimenti abusivi di macerie e via via d’altri materiali.

In tale modo, sempre più frequentemente gli scarti di manutenzione del verde pubblico e privato vanno effettivamente a gravare sul circuito di raccolta del RU, e tale effetto si ravvisa sia nelle osservazioni dirette riportate dai responsabili del Servizio intervistati in merito (si ricorda ad es. quanto riferito dall’Assessore di Pantelleria sulla forte presenza di sfalci erbosi in molti sacchi per la raccolta del RU) sia nelle stesse statistiche di produzione mensile dei RU, per i quali spesso si rileva, oltre al noto incremento dovuto al flusso turistico nei mesi da Giugno a Settembre, anche un aumento, più o meno sensibile, nei mesi primaverili ed autunnali rispetto a quelli invernali.

Su tali flussi è dunque necessario intervenire — da un lato — con programmi d’incentivazione del compostaggio domestico secondo obiettivi, criteri e modalità specificati al paragrafo 4.3; dall’altro, istituendo circuiti di raccolta che consentano l’intercettazione del materiale delle utenze che non ritengono di adottare le pratiche d’autocompostaggio.

L’allestimento di centri di compostaggio di scarti di manutenzione del verde ornamentale può d’altronde essere immediatamente predisposto anche a livello decentrato e senza condizionare l’evoluzione successiva del sistema-compostaggio.

Gli scarti di manutenzione del verde presentano infatti condizioni processistiche particolari:

  • la bassa fermentescibilità ne consente il compostaggio con sistemi "estensivi" ed all'aperto (assenza d’impatti olfattivi rilevanti);
  • la presenza di buone percentuali di materiale strutturale (potature, tosature di siepe, fogliame coriaceo, ecc.) consente l'innalzamento delle dimensioni dei cumuli, il che consente risparmi di superficie e rende i cumuli tendenzialmente indipendenti dalle condizioni atmosferiche ("autocoibentazione", con minore dispersione di calore e d’umidità);
  • tali condizioni operative (altezza dei cumuli, buona strutturazione) conferiscono buone capacità "assorbenti" nei confronti delle precipitazioni atmosferiche, il cui destino è in gran parte quello di inumidire i materiali, venire utilizzate per i processi microbici e dunque evaporare facendo da volano termico; le acque di percolazione alla base dei cumuli sono poche (in cumuli ben strutturati dell'ordine del 20 % sul totale delle precipitazioni) e - in ragione del basso tenore in azoto delle matrici - relativamente povere di composti azotati.

Tutto ciò segnala la possibilità di una gestione all'aperto dei materiali; l’intercettazione delle precipitazioni atmosferiche sui cumuli è d’altronde opportuna onde evitare gli eccessivi disseccamenti che si riscontrerebbero a lungo termine sotto copertura in conseguenza della evaporazione non bilanciata da precipitazioni.

La gestione di tali materiali si può dunque configurare come un tipico processo estensivo, con gestione all'aperto, basso livello di controllo termico ed igrometrico sulla biomassa, bassi input energetici, tempi di processo medio-lunghi; in relazione alla loro semplicità costruttiva, i siti per il compostaggio degli scarti verdi possono essere più propriamente definiti come "piazzole" od "aree attrezzate per il compostaggio" anziché come "impianti".

Il ciclo di lavorazione fondamentalmente prevede, dopo la fase iniziale di precondizionamento (triturazione) che funge generalmente anche da miscelazione dei materiali di diverso tipo, l'allestimento delle miscele in cumuli triangolari, trapezi (che permettono una maggiore indipendenza dalle condizioni atmosferiche ed un notevole risparmio d’aree) o a tappeto (che però mostrano dei limiti gestionali se non in condizioni organizzative estremamente "estensive"). I cumuli costituiscono i "reattori naturali" mediante i quali avviene la biostabilizzazione, garantita dalla porosità della biomassa e coadiuvata da periodici rivolgimenti, la cui frequenza è inversamente proporzionale alla pezzatura dei materiali legnosi usciti dalla triturazione: generalmente ogni 2/8 settimane. La presenza di una buona percentuale di materiale strutturale consente il facile mantenimento delle condizioni aerobiche.

Il "cuore" del processo è rappresentato senz'altro dalla fase di triturazione in cui si deve ottenere una opportuna "sfibratura" dei tessuti legnosi, pur senza provocare una eccessiva e generalizzata diminuzione di pezzatura: ciò implica la preferenza per trituratrici a martelli od a coclee in luogo di quelle a coltelli (cippatrici); anche queste tuttavia possono essere utilmente impiegate laddove le (piccole) dimensioni di scala non consentono l’ammortamento dei cantieri di triturazione a martelli (i cui costi vanno dalle decine alle centinaia di milioni).

Nei siti decentrati di compostaggio degli scarti verdi generalmente si rilevano le seguenti differenze:

  1. non viene eseguita la doppia vagliatura (intesa nell’impianto descritto a fornire 2 flussi di prodotto, ossia terriccio e pacciamante), ed anzi la stessa singola raffinazione può venire eseguita con sistemi "artigianali" ed al limite manuali (es. reti di vagliatura inclinate utilizzate direttamente con l’ausilio della vanga dai cittadini che ritirano il prodotto)
  2. non viene eseguita la post-frantumazione, intesa — negli impianti industriali — ad aumentare la resa al vaglio e diminuire la percentuale di sovvallo legnoso.

Quello che ci interessa qui rimarcare, è che la relativa semplicità costruttiva e gestionale, congiuntamente alla mobilità delle attrezzature specifiche (sminuzzatrici, vagli) e generiche (movimentatrici meccaniche) rende possibile la realizzazione e la gestione di un sistema organizzato che preveda la coesistenza di una rete territoriale, coordinata (es. tramite condivisione dei macchinari) o meno, di piazzole decentrate. Va anche segnalato, a tale proposito, che in altre zone del territorio nazionale esiste già e si sta ulteriormente sviluppando un dinamico mercato dei noli da parte di privati (Società di Servizi, gestori d’aree di compostaggio private) che prevedono in genere la fornitura del cantiere completo di lavorazione, compresi gli operai specializzati e le caricatrici dedicate.

Dal punto di vista dell’inquadramento normativo riferito agli allestimenti impiantistici semplificati per il compostaggio dello scarto verde, segnaliamo che da tempo le disposizioni tecniche di diverse Regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte) legittimano esplicitamente:

1. la conduzione all'aperto del compostaggio di questa tipologia di materiali, senza presidi olfattivi

2. la possibilità di gestire piccole iniziative (rispettivamente al di sotto delle 400, 500 e 1000 ton/anno) su terreno non impermeabilizzato, il che oggettivamente facilita (grazie alla possibilità di non dovere affrontare grandi oneri d’investimento) l’attivazione di tali iniziative.

Tale impostazione, validata operativamente in decine d’esperienze applicative, è stata ripresa e fatta propria anche dal DMA 5/2/98 relativo alle procedure semplificate per le attività di recupero, che consentono il compostaggio di soli scarti verdi fino a 1000 ton/anno su terreno non impermeabilizzato.

Il circuito di raccolta e valorizzazione dello scarto verde è dunque immediatamente attivabile, previa comunicazione alla Provincia territorialmente competente ai sensi degli artt. 31 e 33 del D.Lgs. 22/97. Sulla base delle disposizioni tecniche di cui al DMA 5/2/98, punto 16, i siti andranno attrezzati con una semplice predisposizione di sistemi d’interdizione e controllo degli accessi (recinzione), ma senza l’obbligo della pavimentazione. Per inciso, vale la penna di rilevare come tali allestimenti non vanno a condizionare lo sviluppo successivo del sistema, né la destinazione d’uso delle aree interessate. La mancanza di pavimentazioni ed opere civili rende infatti possibile, in un secondo tempo:

  • la dismissione dei siti in favore di un successivo recapito ai centri di stabilizzazione e compostaggio (v. parr. 4.5 e 4.6), ove lo scarto verde necessiti per conferire proprietà strutturali allo scarto alimentare da raccolta differenziata,
  • il ripristino delle condizioni d’uso iniziali del sito, o la sua evoluzione operativa verso qualunque altra funzionalità nel sistema integrato, non avendo insediato su di lui strutture permanenti

Raccolta del secco residuo/non riciclabile ("resto")

Vi è un mutuo rapporto di causa/effetto tra aumento delle raccolte differenziate, diminuzione del RU residuo da smaltire e riduzione dei volumi predisposti per la raccolta dello stesso. L’aumento della differenziazione delle frazioni riciclabili, soprattutto di quelle secche e voluminose, può consentire (ed allo stesso tempo è favorita da) una diminuzione del volume dei manufatti destinati alla intercettazione del rifiuto residuo.

Attualmente il servizio di raccolta del secco indifferenziato viene effettuato sostanzialmente mediante cassonetti stradali (generalmente da 1.100 litri) anche se in alcuni Comuni le zone dei centri storici vengono servite da un circuito di raccolta mediante sacchi depositati sul ciglio stradale nei giorni di raccolta.

Mantenendo l'attuale sistema di raccolta attraverso contenitori stradali si ottiene un indubbio contenimento dei punti di prelievo; tuttavia va tenuto conto del fatto che:

  • Non si attiva un sistema che induca le utenze ad un maggiore responsabilità nel conferimento dei propri rifiuti,
  • E' difficile controllare il flusso di rifiuti della attività produttive che viene immesso - impropriamente - nel circuito dei rifiuti urbani
  • I circuiti di raccolta differenziata assumono i connotati i un sistema a "partecipazione volontaria"; molto materiale recuperabile viene inserito in realtà nel rifiuto residuo, e ciò non ne consente una sostanziale riduzione in volume (es. per la carta) ed in fermentescibilità (con specifico riferimento all’organico alimentare); con ciò stesso, vengono a mancare alcuni dei più significativi strumenti d’integrazione operativa, quali la riduzione dei volumi e/o delle frequenze di raccolta, e le raccolte differenziate mantengono dunque delle caratteristiche "aggiuntive", con inevitabili aumenti dei costi.

Nel caso delle utenze produttive e di negozi e attività commerciali spesso i rifiuti prodotti sono costituiti da materiali di tipologia uniforme e di notevoli possibilità di riciclaggio e reimpiego (p.e. imballaggio di plastica ad e cartone, sfridi di produzione, ecc.). Sarà quindi opportuno organizzare invece una personalizzazione del servizio per le principali attività produttive e acquisire maggiori informazioni attraverso la realizzazione di un'indagine sulla effettiva consistenza di tali attività.

Un ulteriore elemento a sfavore dell'impiego di cassonetti stradali è costituito dalla difficile adattabilità del sistema alle forti escursioni stagionali della produzione dei rifiuti (superiore al 70 % nei mesi di luglio e agosto a causa dell’elevata presenza turistica).

Il passaggio da una struttura di conferimento anonima ad una raccolta domiciliarizzato o almeno di "prossimità" tramite l’assegnazione dei manufatti per la raccolta alle singole utenze è quindi consigliabile soprattutto per:

  • responsabilizzare il cittadino/utente nella riduzione del conferimento dei rifiuti;
  • modulare le volumetrie di raccolta in base alle effettive esigenze da parte delle utenze domestiche e della attività commerciali/produttive;
  • evitare il conferimento improprio d’alcune tipologie di rifiuti all’interno dei contenitori incustoditi.
  • limitare l'impatto visivo in contesti storici d’alto pregio architettonico

Va dunque valutata la possibilità, per l’evoluzione futura del sistema, di adottare — ove la viabilità e la struttura urbanistica lo rendano praticabile - una tipologia di conferimento del rifiuto residuo personalizzato mediante l'utilizzo di sacchi trasparenti (da 30-60 litri) per le utenze monofamiliari e bidoni carrellati (soprattutto di volume medio-piccolo: 80 - 120 - 360 litri) per le utenze di dimensioni maggiori.

Tale scelta dovrà comunque, ed ovviamente, confrontarsi:

  • con la situazione operativa pregressa (compresi i mezzi già disponibili per la raccolta)
  • con la progettualità in essere , soprattutto laddove abbia già generato finanziamenti per acquisti specifici.

I sopralluoghi in corso daranno risposte significative entro le prossime settimane.

In particolare, nel caso della personalizzazione dei servizio di raccolta, le volumetrie necessarie per la frazione secca indifferenziata possono essere disposte sia mediante sistemi "a sacco" da esporre nel giorno di raccolta, sia mediante la distribuzione a ciascun edificio, in ragione del numero di famiglie coinvolte, di uno o più bidoni carrellati; entrambe le soluzioni consentono una personalizzazione e responsabilizzazione dell'utente.

Tale strategia può certamente essere presa in considerazione per i principali centri urbani e per le frazioni periferiche; va valutato comunque che, nel caso delle realtà ad alta densità abitativa, gli spazi per la collocazione dei contenitori personalizzati potrebbero anche risultare difficilmente reperibili o insufficienti.

Una situazione differente invece si propone nel caso degli insediamenti isolati; tale metodologia difficilmente risulta applicabile in "gruppi dispersi" e nelle zone a connotazione più rurale. In questi contesti si potrà quindi valutare la possibilità di mantenere i contenitori di maggiori dimensioni come "punti d’accentramento" onde evitare una notevole amplificazione dei costi correlati alla domiciliarizzazione del servizio in tali aree. In tabella 14. Vengono confrontati vantaggi e svantaggi della raccolta del RU residuo a sacchi ed a bidoni.

Tabella n. 4 - Confronto funzionale tra raccolta a sacchi e a bidoni;

Vantaggi e svantaggi operativi

Sacchi

Bidoni

Praticità d’utilizzo e di conferimento dei rifiuti su suolo pubblico

-

+

Protezione da fenomeni di randagismo e aspetti igienici

-

+

Tempi/costi di prelievo derivanti da una diversa metodologia di raccolta del contenitore (a mano oppure con sistema di sollevamento meccanico)

+

-

Protezione e sicurezza per l'operatore ecologico (siringhe, travasi)

-

+

Possibilità di controllo ed ispezione dei materiali conferiti

+

-

Anticipazione dell’investimento

+

-

 

Tutto considerato, e tenuto conto della fondamentale esigenza del decoro che impedisce oggettivamente l’ammasso di grossi quantitativi di sacchi davanti ai condomini, si opta spesso per un sistema "misto", valutando che il maggiore tempo di prelievo del bidone viene compensato, nelle abitazioni con più utenti, dal fatto appunto di servire diversi utenti con un singolo prelievo. Nelle abitazioni monoutenza l’ottimizzazione ergonomica del sistema di raccolta fa invece preferire il prelievo manuale dei sacchi, con minore tempo dedicato al singolo prelievo.

IL TRATTAMENTO DEL RIFIUTO RESIDUO E LE POTENZIALI SINERGIE CON IL COMPOSTAGGIO DELLO SCARTO ALIMENTARE

Per quanto concerne la gestione del rifiuto residuo, va innanzitutto evidenziato che non si prende in considerazione l’apertura di nuovi siti di discarica nelle Isole Minori.

Vanno poi rammentati il disposto dell’art. 5, comma 6 del D.Lgs. 22/97 (che richiede il trattamento del rifiuto preliminare alla collocazione a discarica) e gli orientamenti regionali per la gestione dei RU residuo in coerenza con le gerarchie di gestione del rifiuto (orientamenti che prefigurano la verosimile produzione di CDR e la sua termoutilizzazione in siti centralizzati sull’Isola Maggiore)

Le dimensioni delle isole o comprensori sono tali da non prefigurare la realizzazione d’impianti di trattamento biologico di taglia "tradizionale" (50-150 t/d).

Il ricorso comunque a soluzioni tecnologico-gestionali non convenzionali suggerisce il concetto di "sperimentazione" e, con lui, quello di una differenziazione dei sistemi da adottare. E’ pertanto auspicabile che siano presi in considerazione sia sistemi modulari a biocelle, sia sistemi tradizionali a cumulo, sia il telo traspirante, sia soluzioni basate sull’utilizzo di grandi composter pluriutenza, sia, infine, tecnologie leggere a carattere sperimentale e basso investimento.

In generale le tecnologie di compostaggio basate su sistemi statici necessitano della presenza di uno strutturante, per la costituzione del quale si prestano bene gli scarti legnosi derivanti dalla manutenzione del verde: dove le quantità non siano sufficienti neppure attraverso l’utilizzo del legno originato dalla raccolta differenziata, comprensivo di cassettame ed altro legno non trattato, ci si orienterà su un utilizzo a pezzature tali da poter essere riciclate nel processo, nonché sull’apporto di parte di materiale cartaceo allo scopo di equilibrare l’umidità del sistema.

Rispetto alla trasferenza dell’indifferenziato residuale, il trasporto via mare su mezzi in genere non dedicati, l’esigenza di minimizzare i volumi e la necessità di prevedere lo stoccaggio provvisorio anche per più giorni (raramente per motivi di carico utile, frequentemente per l’interruzione dei collegamenti), impone l’adozione di tecnologie idonee alla risoluzione di questo tipo di problemi. Le alternative adottabili sono costituite dall’utilizzo di compattatori a tenuta, dalla pressatura seguita da filmatura e dalla stabilizzazione. Il destino di tale frazione è quello dell’impianto di produzione di CDR previsto dal piano regionale ed eventualmente, nel transitorio, la discarica, sempre in terraferma: ciò non comporta alcuna controindicazione rispetto alle alternative prospettate.

Tra i diversi sistemi già proposti per il trattamento on-site, la filmatura è una tecnologia commercialmente matura, rispetto alla quale le incertezze ancora presenti riguardano essenzialmente la reale possibilità di stoccaggio su lunghi periodi, elemento quest’ultimo di fatto non condizionante nello scenario siciliano, stanti le previsioni d’ulteriore trattamento del materiale per la produzione di CDR.

La stabilizzazione offre maggiori garanzie ambientali e consente il pieno conseguimento degli indici d’accettabilità a discarica nel rispetto delle indicazioni strategiche delle Direttive Europee (sostanziale abbattimento delle componenti organiche conferite a discarica) e della normazione tecnica applicativa dell’art. 18 del D.Lgs. 22/97 (in itinere). Tuttavia va rammentato che nell’ottica dell’impianto di destinazione (dedicato al trattamento meccanico-biologico con produzione di CDR dal sovvallo leggero, oppure da bioessiccazione del secco residuo nel suo complesso) i quantitativi afferenti dalle Isole Minori rappresentano una percentuale minima, decisamente non influente sull’efficienza operativa complessiva dell’impianto; ciò fa oggettivamente diminuire, nel giudizio complessivo sulle tecniche di gestione "on-site" del rifiuto residuo, la valutazione di coerenza con la natura del trattamento all’impianto di destinazione; l’importanza del giudizio viene invece almeno parzialmente a spostarsi sulla ergonomia dei sistemi valutati (coerenza con la situazione operativa in loco e con i sistemi di trasporto sull’Isola Maggiore).

E’ vero comunque che l’allestimento di siti per la stabilizzazione biologica è coerente con qualunque configurazione operativa dell’impianto di produzione CDR, potendo garantire sia la bioessiccazione che la stabilizzazione del sottovaglio (in base ad una semplice modifica nei criteri di gestione del sistema d’aerazione forzata); inoltre costituisce di per sé un potente fattore d’integrazione operativa, fornendo dei punti di riferimento logistici anche per l’attivazione di linee dedicate al compostaggio di qualità (impianti "a doppia vocazione").

In prima istanza, dunque, e fatta salva una attenta valutazione della progettualità pregressa (es. impianto per la filmatura a Pantelleria) verrà valutata la possibilità di attrezzare impianti per la stabilizzazione biologica, tenuto conto dei vincoli potenziali rappresentati da:

  • disponibilità dei siti,
  • vincoli paesaggistici,
  • economie di scala (valutazione preliminare dei potenziali costi d’esercizio),

nonché delle opportunità rappresentate dai risparmi conseguibili sul trasporto (per perdita di massa, volume e fermentescibilità del materiale trattato).

In ogni caso, l’allestimento di siti per la biostabilizzazione nella situazione specifica delle Isole Minori deve tenere conto delle piccole dimensioni operative e della necessità di garantire una possibile, parziale evoluzione progressiva verso il compostaggio di qualità; tali condizioni richiedono scelte tecnologiche:

  • semplici, che si avvalgano cioè delle possibili semplificazioni sulle opere di presidio ambientale, e consentano a loro volta investimenti contenuti ed ammortizzabili anche su piccole dimensioni operative
  • modulari, in grado cioè di consentire la graduale evoluzione operativa del sito verso il compostaggio di qualità.

In linea generale, e fatte salve le verifiche locali, si può presupporre un centro di stabilizzazione per ogni gruppo d’isole. La presenza di un centro di stabilizzazione costituisce il presupposto per realizzare in sinergia operativa anche un impianto di compostaggio di qualità e quindi consente in uno step logico successivo di valutare la fattibilità tecnica della raccolta dell’umido; laddove sussistono le condizioni e le economie di scala per l’attivazione, oltre ad un centro di stabilizzazione biologica, di un circuito di raccolta secco-umido (isole maggiormente popolate, es. Pantelleria , Lipari) si potrà dunque pensare all’allestimento di circuiti dedicati anche alla intercettazione delle frazioni alimentari; in altre realtà, meno popolate (es. verosimilmente Ustica), si punterà invece sulla massima promozione del compostaggio domestico e sul trattamento decentrato degli scarti di manutenzione del verde.

Condizioni operative negli allestimenti impiantistici decentrati per la biostabilizzazione

La specificità di alcuni approcci operativi improntati alla semplificazione tecnologica e gestionale si possono determinare in relazione a:

  • natura dei materiali trattati, per bassa fermentescibilità delle matrici; è questo ad es. il caso delle iniziative per il compostaggio di soli scarti "verdi"
  • dimensioni operative limitate, in eventuale combinazione con localizzazioni favorevoli

Di seguito si prende in esame i sistemi che consentono una gestione ordinata di processi di compostaggio in situazioni decentrate, su siti senza dotazioni logistiche complete (in particolare, senza edifici per la gestione al chiuso delle fasi di ricezione, pretrattamento e stabilizzazione accelerata).

L’attivazione di siti impiantistici dedicati al compostaggio in situazioni decentrate, si deve generalmente confrontare con l’esigenza di contenere gli investimenti entro dimensioni ammortizzabili, generalmente insufficienti a predisporre opere civili per la gestione confinata di parte delle operazioni. Ne consegue la necessità di rispettare contestualmente le seguenti condizioni:

  • La preferenza per sistemi statici di compostaggio, in ragione del loro carico odorigeno sensibilmente inferiore rispetto ai sistemi con movimentazione della biomassa
  • La predilezione per sistemi — ancorché decentrabili - "chiusi" o "semi-coibentati" mediante strutture o materiali di contenimento, in ragione delle loro capacità di consentire un migliore controllo dei flussi d’arie esauste e degli odori da loro veicolati
  • La necessità di predisporre iniziative modulari e facilmente amovibili, onde consentire una possibile evoluzione operativa del sito od una sua dismissione parziale per modifica della composizione dei flussi in conseguenza della evoluzione dello scenario locale di raccolta
  • Il contenimento delle capacità operative dei moduli di processo entro determinati limiti dimensionali, nell’ordine di qualche centinaio o migliaio di ton/anno, allo scopo di:

Per inciso, le dimensioni operative limitate, caratteristiche dello scenario delle Isole Minori, consentono di:

  • governare al meglio il potenziale odorigeno - anche quello semplicemente connesso alle fasi di ricezione e pretrattamento sino alla disposizione in cumulo o container — e
  • muoversi in coerenza con le previsioni delle norme tecniche in via d’emanazione sui processi di trattamento biologico (ex art.18 D.Lgs. 22/97), che nelle bozze in circolazione prevedono ragionevolmente semplificazioni operative per impianti nell’ordine di qualche migliaia di ton/anno

Alla luce di tali considerazioni, l’attenzione si concentra verso tecnologie a biocella (specificatamente, in carpenteria metallica per la loro trasferibilità) ed a cumulo statico aerato con teli coibenti semi-permeabili. Entrambe le tecnologie appartengono alla categoria dei processi statici ed aerati, in cui l’aerobiosi del sistema viene garantita esclusivamente tramite l’apporto di aria da parte delle soffianti; si prescinde dunque dalla movimentazione dei materiali, intervento con caratteri spiccatamente odorigeni.

Un’eccezione specifica è individuata per i sistemi a celle dinamiche, dotati di sistemi interni di miscelazione/rivolgimento della biomassa; in questo caso l’agitazione avviene in ambiente confinato e controllato e le arie esauste ed odorigene possono essere recapitate a sistemi d’abbattimento degli odori. Questi sistemi sono generalmente utilizzati per intervalli limitati, allo scopo di gestire al meglio la fase d’attivazione della biotrasformazione, e costituiscono un valido strumento per l’omogeneizzazione spinta delle componenti lignocellulosiche con quelle a maggiore fermentescibilità, l’attivazione e lo sviluppo in condizioni controllate delle dinamiche metaboliche aerobiche a carico della biomassa. La presenza di sistemi d’agitazione ne può consentire l’adozione anche in scenari di composizione della biomassa con minore disponibilità di matrici lignocellulosiche, il cui effetto strutturante potrebbe venire esaltato dalla miscelazione ed omogeneizzazione spinta esercitata dalla cella; la successiva fase di stabilizzazione/maturazione può dunque avvalersi della buona strutturazione ottenuta.

Il controllo degli odori è garantito, nel caso delle tecnologie a biocella (sia statiche che dinamiche), dalla canalizzazione delle arie esauste verso un sistema d’abbattimento (in genere, biofiltro); nel caso delle tecnologie a cumulo statico semi-coibentato, dalla tendenziale impermeabilità dei teli alle molecole organiche ad elevato peso molecolare, il che costringe la permanenza dei cataboliti ridotti ed odorigeni all’interno del sistema aerobico sino alla loro ossidazione a cataboliti ossidati non più odorigeni.

PRESTAZIONI, COSTI E CARATTERISTICHE

Nella tabella n.5 riportiamo alcuni valori tipici riferiti alle grandezze operative, organizzative e di costo più significative ai fini dell’allestimento d’aree attrezzate d’emergenza per il compostaggio.

Tabella n. 5

Sistema di processo

Descrizione sommaria

Configurazione e capacità operativa moduli

Costo in opera (1)

Investimento specifico (1)

Tempo di consegna

Note

Cumuli statici aerati
Coibentati

Sistema combinato componibile con soffianti, diffusori sotto cumulo e teli in tessuto semi-traspirante (Gore-texâ od altri materiali in tessuto-non-tessuto) per la coibentazione termometrica ed igrometrica ed il trattenimento dei cataboliti odorigeni

Modularità continua; il sistema si può adattare a qualunque capacità operativa
I costi d’investimento specificati sono riferiti ad iniziative con capacità di 3000-5000 ton/anno

400-500 Milioni

100-130.000 Lit/ton/anno

25-40 gg.

In alcuni casi è disponibile il nolo dell’attrezzatura (teli, sonde, soffianti, diffusori, software di gestione)

Biocelle

Biocelle in carpenteria metallica di piccola volumetria unitaria (generalmente 20-30 mc. Per batch); in genere dotate di sistema d’insufflazione alla base della biomassa ed aspirazione al colmo; ogni modulo (gruppo di biocelle) è in genere servito da uno o più container con i gruppi di comando (software, soffianti, ecc.) e con i letti di biofiltrazione

3-6-8 biocelle + container di comando e biofiltrazione: capacità da 1000 a 3000 ton/anno per modulo

Da 150 a 450 milioni

140-200.000 Lit/ton/anno

40-60 gg. Lavorativi

(1) Per le sole unità di processo (teli o container, soffianti, diffusori, sonde e software); a queste andrebbero aggiunti i costi relativi alle attrezzature per la movimentazione, la triturazione, la vagliatura, l’eventuale miscelazione e il costo delle opere civili.

DIMENSIONAMENTO PRELIMINARE DELLE STAZIONI DI TRASFERENZA

In relazione al flusso potenziale dei rifiuti urbani nel sistema integrato di gestione dei rifiuti, si ipotizzano almeno le seguenti stazioni di trasferenza:

- Una stazione per arcipelago delle Eolie localizzata nell'isola di Lipari;

- Una stazione per arcipelago delle Egadi localizzata nell'isola di Favignana;

- Una stazione per le isole Pelagie localizzata nell'isola di Lampedusa;

- Una stazione per l'isola di Pantelleria;

- Una stazione per l'isola d’Ustica;

Nell’ambito d’ulteriori verifiche sarà ottimizzata la loro distribuzione sulle isole/comprensorio d’isole e tarata la potenzialità sia rispetto al transitorio sia a regime.

SINTESI DELLE AZIONI PREFIGURATE

  • organizzazione della strategie di raccolta delle frazioni secche d’interesse CONAI con preferenza ai sistemi di raccolta tipizzata (monomateriale) con l’eccezione della raccolta combinata vetro/lattine

  • ottimizzazione delle raccolte stradali delle frazioni secche riciclabili quali vetro+lattine e plastica, mediante intervento sulla frequenza distributiva e sulla localizzazione delle campane e dei cassonetti

  • studio ed attivazione delle raccolte domiciliari della carta e del cartone ovunque le dimensioni demografiche dei centri abitati lo rendono proponibile

  • attivazione di circuiti coordinati per la promozione del compostaggio domestico, inclusivi di servizi d’assistenza a domicilio

  • attivazione della raccolta dello scarto di manutenzione del verde presso lo stesso sito dedicato al trattamento

  • localizzazione ed allestimento immediato di centri semplificati, su terreno nudo, per il compostaggio dello scarto verde in coerenza con il disposto del DMA 5/2/98, punto 16

  • organizzazione del sistema di raccolta del rifiuto residuo improntato a criteri di personalizzazione, tuttavia coerentemente con i sistemi e la progettualità in essere

  • valutazione dei sistemi utilizzabili per il trattamento del rifiuto residuo, con verifica della progettualità pregressa alla luce della coerenza con la normativa tecnica attuale e prevista e della possibilità di sinergie con il compostaggio delle frazioni alimentari da raccolta differenziata alla fonte

  • individuazione, se l’analisi di cui al punto precedente fornisce esiti in tal senso, di siti per il posizionamento di sistemi per la biostabilizzazione, tenuto conto dei vincoli paesaggistici e delle condizioni relative alle diseconomie di scala, nonché dei miglioramenti possibili sulle condizioni di trasporto

  • studio, nelle situazioni in cui è previsto l’allestimento di un sito per la biostabilizzazione, delle condizioni d’attivazione di circuiti di raccolta differenziata secco-umido con sistemi tendenzialmente domiciliarizzati; i circuiti saranno progettati con l’istituzione di percorsi aggiuntivi durante il periodo di maggiore afflusso con particolare attenzione alle utenze alberghiere (che durante l’inverno saranno invece collegate al normale circuito di raccolta dell’umido" domestico).

  • Insediamento, nelle situazioni in cui è prevista l’attivazione della raccolta secco-umido, di linee per il compostaggio di qualità congiunto d’umido e scarti verdi nei centri di biostabilizzazione.