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ISOLE MINORI DELLA REGIONE SICILIANA
DOCUMENTO DELLE PRIORITÀ DEGLI INTERVENTI PER LEMERGENZA RIFIUTI
Redatto utilizzando uno studio in via delaborazione dall'ENEA di Palermo, che ringraziamo per la collaborazione. Così come ringraziamo lEnea, ed in particolare Vanni Barni e Vito Iabboni, per la collaborazione che ci hanno assicurato.
9.0 ISOLE MINORI PREMESSA Gli obiettivi prefigurati dallordinanza n.2983 ed esplicitati dal Documento di Priorità degli Interventi per lEmergenza Rifiuti per la Regione Sicilia (PIER), per quanto concerne le sue Isole Minori (arcipelago delle Eolie, arcipelago delle Egadi, Pantelleria, Lampedusa, Ustica) vanno ampliati ed incrementati per tenere conto delle maggiori esigenze di tutela ambientale connesse alla specificità territoriali delle stesse e della criticità connessa alla spiccata vocazione turistica. E pertanto, delineata una situazione a valle dellemergenza in cui si supera lobiettivo del 50% di raccolta differenziata indicato dalle ordinanze per la Regione Sicilia, sono individuati interventi in termini di prevenzione che portino ad una progressiva riduzione delle quantità di rifiuti e prefigurato un sistema di gestione particolarmente mirato alla minimizzazione di tutti gli impatti ambientali. OBIETTIVI Il presente PIER per le Isole Minori, è stato impostato in relazione ai seguenti criteri:
Sotto il profilo dellorganizzazione e della gestione del sistema, lo schema generale per ogni isola o comprensorio disole, prevede:
Per i materiali fuori dai circuiti di raccolta artigianale/produttiva si prevede il seguente destino:
Nellambito di una successiva analisi più dettagliata, saranno individuati gli strumenti più idonei per la gestione dei sanitari e dellamianto. INDIRIZZI OPERATIVI SPECIFICI PER LA REALTÀ TERRITORIALE DELLE ISOLE MINORI In uno scenario connotato dallesigenza di una rapida attivazione delle iniziative per la massima intercettazione dei rifiuti recuperabili, è opportuno valutare su quali combinazioni utenza/flusso possano essere concentrati le risorse a breve ed a medio termine. In effetti la domiciliarizzazione dalcuni circuiti di raccolta risulta in grado di assicurare importanti vantaggi operativi (ossia alta intercettazione di materiali di buona qualità) permettendo in tal modo di conseguire elevati rendimenti di raccolta differenziata contenendo al contempo sulla base delle valutazioni già svolte in ordine alla integrazione operativa dei circuiti - i costi desercizio complessivi a livelli comparabili con quelli delle raccolte indifferenziate. Le modalità operative intrinseche ai vari circuiti, ad esempio la volumetria dei manufatti messi a disposizione delle singole utenze, possono favorire il grado di "purezza" merceologica del materiale raccolto, andando così ad influenzare le possibilità di un effettivo recupero. Si deve poi considerare la presenza di flussi turistici che generano una forte crescita della produzione di rifiuti nei mesi interessati dal flusso turistico (prevalentemente da luglio a settembre; Tabella n. 1 - Produzione mensile media di rifiuti urbani (t/mese) 1998
Un ulteriore elemento di valutazione va poi riferito alla distribuzione della densità abitativa sui territori in esame sia in relazione ai residenti che alla dislocazione dei turisti. La tipologia urbana è caratterizzata da nuclei storici a pianta medioevale, con difficoltà daccesso generalizzati ad automezzi e automobili in generale. In tali contesti urbani la presenza dorti e/o giardini è comunque abbastanza contenuta. Altri insediamenti, per lo più isolati, si caratterizzano invece per la tipologia "rurale" e quindi per la diffusione dorti e giardini. Una terza tipologia dinsediamenti più recenti è di tipo estensivo; si tratta cioè di seconde case e abitazioni sia mono - che plurifamiliari dotate di piccoli giardini; tali constatazioni devono quindi essere ancora ampliate ma possono influenzare fin dora le possibili soluzioni gestionali relative alle frazioni recuperabili ed in particolare per quanto rigurda la raccolta della frazione umida e del verde (scarti di giardino e potature) contenute nei RU. Bisogna infine tenere conto della attuale mancanza di specifiche strutture (centri di raccolta, piattaforme ecologiche e isole ecologiche/riciclerie), sia destinate al conferimento diretto dei rifiuti da parte dei cittadini, sia per il trattamento e smaltimento dei singoli flussi di materiali intercettati. Uno degli elementi da non trascurare è ad esempio la possibilità di localizzare impianti di stabilizzazione dei rifiuti indifferenziati residui poiché si potrebbe abbinare a queste strutture la presenza di compostaggio per la frazione umida raccolta in modo differenziato. Infatti alcune strutture (ad es. muletti, piazzali, soffianti, allacciamenti alle reti tecnologiche, ecc.), che altrimenti sarebbero utilizzate solo in parte, sono necessarie alle due tipologie dimpianto e potrebbero quindi essere utilizzate per le due funzioni operative. Di seguito sono illustrate nellordine le opzioni per la gestione delle raccolte riferite ai flussi, rispettivamente, di:
Sono inoltre descritte le opzioni attivabili per il trattamento in sito dalcune frazioni, con specifico riferimento ai sistemi che possono comportare unottimizzazione complessiva, sotto il profilo ambientale, economico, operativo, del circuito integrato di gestione del RU "Piccole Isole Sicilia" (es. per quanto concerne lo smaltimento del RU residuo). LA RACCOLTA DELLE FRAZIONI SECCHE RICICLABILI La raccolta differenziata delle frazioni secche riciclabili necessita dalcuni elementi di valutazione quali le distanze per conferire il materiale raccolto ad una filiera di riciclo mentre nell'ambito dell'organizzazione dei circuiti si cercherà di individuare i criteri in base ai quali preferire sistemi a consegna (contenitori stradali) o a ritiro (raccolte domiciliarizzate o di prossimità). Inoltre sarà opportuno intensificare gli sforzi operativi soltanto per quelle frazioni che si distinguono per:
Partendo da questi presupposti cercheremo di illustrare le opzioni di raccolta delle principali frazioni merceologiche (carta, vetro, lattine e bottiglie in plastica) che possono adattarsi alla situazione del territorio considerato. Carta e cartoni Nella raccolta dei materiali cellulosici è opportuno distinguere tra diverse tipologie di materiali con caratteristiche intrinseche differenti:
Ai fini dell'organizzazione dei circuiti di raccolta è bene prevedere modalità differenti in considerazione delle caratteristiche intrinseche di tali materiali in modo da realizzare una raccolta in purezza delle due tipologie. In questo caso le raccolte monomateriale puntano ad intercettare una particolare e significativa frazione di rifiuto da inviare al recupero in purezza, senza la necessità di dover successivamente separare la varie frazioni merceologiche o tipologie di carta. Per esempio l'attivazione per gli imballaggi in cartone di un sistema di raccolta presso i negozianti e commercianti consente lintercettazione di quote rilevanti con un elevato grado di purezza merceologica. Questa metodologia consente di conferire il materiale allimpianto di trattamento senza ulteriori separazioni e anche i contributi da parte del CONAI variano a tale proposito. Si ritiene dunque che la scelta della capillarizzazione della raccolta del secco dinteresse CONAI nei centri con maggiore attività commerciali territorio possa costituire uno standard operativo opportuno, perseguendo lobiettivo del conseguimento delevati traguardi dintercettazione di un materiale che si caratterizza per:
Inoltre una raccolta personalizzata di queste frazioni presso commercianti e negozianti contribuisce anche a garantire maggiormente il decoro urbano. Nel caso della frazione cartacea ad uso grafico prodotta dalle utenze domestiche è possibile, in linea di principio, eseguire la raccolta mediante contenitori stradali o con circuiti di prossimità; tale scelta tuttavia finisce per aumentare l'impatto visivo dei contenitori disposti sul territorio e può limitare l'affidamento della raccolta a cooperative locali e operai comunali. La domiciliarizzazione della raccolta invece può essere realizzata sia attraverso il ritiro del materiale presso le singole utenze oppure mediante la collocazione presso i cassonetti stradali in alcuni giorni della settimana; in generale poi tale metodo di raccolta si distingue, (vedi anche tabella 7) per un aumento di ca. il 30% della quantità intercettata (tipicamente da 50 60 kg/ab/a nelle esperienze più mature) rispetto a quelle ottenute con la sola raccolta mediante contenitori stradali. Tabella n. 2 - Alcuni costi di gestione per la carta in funzione delle modalità di raccolta 1997
Fonte: Dati SAPM Nel caso del circuito domiciliarizzato il costo per abitante è sì maggiore rispetto ad altre modalità dintercettazione (campane e cassonetti), ma in termini assoluti è decisamente basso, mantenendosi generalmente entro il 5 7 % dei costi medi annui di gestione dei rifiuti urbani (valutati in Lit./ab.anno) registrati in Italia. Qualora si decida di eseguire la raccolta della carta mediante contenitori stradali una frequenza di raccolta - degli imballaggi presso i commercianti - indicativamente settimanale evita di riempire troppo celermente i contenitori di raccolta della carta e consente di intercettare separatamente gli imballaggi. In aggiunta a tale intercettazione mirata degli imballaggi in grandi quantitativi è opportuno prevedere anche la possibilità di conferimento diretto presso le riciclerie comunali. Raccolta del vetro e dell'alluminio La raccolta congiunta di vetro e lattine in campane stradali, è ormai uno standard operativo sempre più diffuso per la praticità dei conferimenti e per i bassi costi di raccolta e selezione dei materiali. Concentrando lattenzione sugli imballaggi metallici è chiaro che questa tipologia di raccolta consente di poterne effettuare unintercettazione capillare grazie allabbinamento ad una raccolta diffusa sul territorio e tradizionalmente "partecipata" - senza incorrere negli elevatissimi costi specifici di una loro raccolta monomateriale; la raccolta del vetro daltronde non ne è danneggiata, o registra inconvenienti che si possono considerare in questo caso del tutto marginali (per i volumi sottratti, per labbassamento del peso specifico complessivo). Anche i costi successivi di selezione, resa oltremodo semplice dallapplicazione di separatori magnetici, sono ampiamente compensati dal valore del materiale metallico recuperato. E' opportuno facilitare il conferimento delle bottiglie di vetro da parte dutenze con notevole produzione specifica (quali bar, ristoranti, agriturismi, ecc.) valutando la dislocazione dalcune campane con "open box", dotate anche di uno sportello aggiuntivo con apertura a chiavistello. Per gli oggetti di maggiore ingombro (damigiane, fiaschi, ecc.) e per lastre frazione di vetro recuperabili (p. es.: lastre di vetro, tubi al neon) è bene prevedere la possibilità di conferimento presso lisola ecologica, in contenitori separati. Raccolta della plastica Nel caso delle plastiche vanno distinti diverse tipologie di contenitori e la loro raccolta dovrebbe avvenire in maniera separata:
Per quanto concerne le bottiglie, le caratteristiche di tale materiale (alto volume dingombro e basso peso specifico) determinano costi di raccolta - con i tradizionali sistemi a cassonetto stradale - consistenti (fino a 1.000 Lit/kg) e non giustificabili per le quantità raccolte (fino a 5 kg/ab/a). Per ovviare a tale aumento dei costi si può ipotizzare il conferimento di tali rifiuti presso le riciclerie integrando così i circuiti di raccolta differenziata delle altre frazioni merceologiche di RU, previsti per i Comuni, contenendo il costo di gestione attraverso la mancata collocazione di contenitori sul territorio, ed una raccolta del materiale - comune per comune - più semplice e quindi meno costosa. Per la raccolta presso lisola ecologica possono essere utilizzati parte dei contenitori stradali. Sarebbe inoltre opportuno promuovere forme di riduzione di tale tipologia di rifiuto attraverso circuiti di vuoto a rendere, in particolare presso le attività di ristorazione e da alberghiere. Teli e sacchi in polietilene, film e cassette di plastica possono essere conferiti da parte dutenze commerciali o produttive (agricoltori, commercianti) e vanno raccolti in maniera separata. Per le cassette va valutata l'opportunità di prevedere - presso lisola ecologica - un'apposita trituratrice, del valore indicativo di cinque milioni; bisogna tenere presente che tale materiale triturato attualmente ha una valutazione sul mercato di 350 Lit/kg, prezzo certamente maggiorato (rispetto a quello delle cassette tal quali) in quanto i ricuperatori preferiscono tale materiale così trattato per le minori volumetrie e per un più facile riutilizzo. Il ruolo dell'isola ecologica/riciclerie Il concetto di ricicleria o isola ecologica, è stato introdotto in alcune legislazioni regionali in materia di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti urbani in tempi relativamente recenti. Contestualmente al forte sviluppo della raccolta differenziata, di queste strutture ne sono state realizzate diverse e con differenti livelli funzionali e dafferenza. La realizzazione di una piattaforma ecologica è funzionale a ciascun modello di gestione dei rifiuti e costituisce un elemento dintegrazione e complemento di varie modalità di raccolta. Sinteticamente, la piattaforma ecologica è una stazione intermedia, dove i rifiuti urbani (quelli riciclabili, alcuni non riciclabili in genere gli ingombranti) e assimilabili non pericolosi, quelli urbani pericolosi (esempio: prodotti e contenitori etichettati "T" e/o "F", le pile, i farmaci scaduti e altri) giungono già separati o sommariamente separati e vengono:
Lisola ecologica aiuta nell'organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti urbani e nel massimizzarne i risultati, in quanto:
La piattaforma ecologica può quindi sicuramente favorire lo sviluppo di politiche e modelli locali atti al raggiungimento degli obbiettivi di legge (DLgs. 22/97); inoltre essa può avere un certo valore aggiunto, in termini di contenuto informativo:
E dunque importante prevedere la realizzazione di tali strutture almeno a servizio dei centri maggiori. RACCOLTA E VALORIZZAZIONE DELLE FRAZIONI ORGANICHE Raccolta dell'umido Le difficoltà di trattamento "in loco", di trasporto dellumido raccolto e le caratteristiche insediative ed urbanistiche dei centri abitati delle varie isole coinvolte nel progetto, costituiscono il principale fattore limitante per lattivazione della raccolta secco-umido; nelle situazioni a bassa densità demografica, è logico ed opportuno puntare invece su di una forte incentivazione del compostaggio domestico (che deve comunque essere presente anche nelle zone servite da circuiti di raccolta secco-umido) Laltra condizione è la possibilità di allestire un centro di compostaggio in sito. Da questo punto di vista, la coesistenza con un centro di biostabilizzazione del rifiuto residuo consentirebbe di acquisire economie di scala, grazie alla condivisione di numerosi fattori operativi, tra cui la Direzione, le movimentatrici meccaniche, pese, guardianie, ecc. Laddove le condizioni (cioè la presenza di un impianto di stabilizzazione e di compostaggio) lo permetteranno è dunque possibile prevedere la realizzazione di un circuito di raccolta domiciliarizzato o, se non è possibile la domiciliarizzazione stretta (es. per mancanza di spazi privati interni) "di prossimità"; questi si differenziano dai circuiti effettuati con contenitori stradali di grandi dimensioni per i maggiori tassi di recupero dello scarto alimentare (fino a ed oltre i 200 g/ab.giorno) e per il grado di purezza merceologica ottenuto (2-5 % dimpurità max contro il 5-10% tipico dei sistemi a contenitore stradale). Ricordiamo che per organizzare correttamente un sistema di raccolta delle frazioni organiche compostabili, è anzitutto importante soffermarsi sulle seguenti considerazioni:
Tuttavia un sistema "comodo" che non distingua tra scarto di cucina e scarto di giardino è un sistema che produce unelevata intercettazione di scarto di giardino, dimenticando che "dove cè scarto di giardino, cè un giardino in cui poterlo compostare". In coerenza con le valutazioni precedenti è opportuno che la raccolta di scarto verde e davanzi alimentari vada effettuata con sistemi di raccolta coerenti con le loro caratteristiche specifiche tra le quali citiamo stagionalità, fermentescibilità e peso specifico. La separazione della frazione umida presso le utenze domestiche richiede anzitutto la:
Dallesame delle numerosissime esperienze in corso si evidenzia che la dotazione alle famiglie di sacchetti a tenuta ed a perdere incentiva la confidenza e la partecipazione dei cittadini, promuovendo la separazione anche delle frazioni alimentari più critiche (pesce, carne, avanzi di cibi cotti). E' opportuno che il sacchetto a perdere sia a tenuta e possibilmente trasparente, allo scopo di consentire lispezione visiva del materiale conferito allatto della raccolta e/o del conferimento allimpianto. Invece la scelta tra un sacchetto in materiale biodegradabile o in polietilene dipenderà in prevalenza dalle caratteristiche operative dellimpianto di compostaggio. In alcuni casi gli impianti non accettano il materiale conferito con sacchetti di polietilene (non essendo dotati defficaci sistemi di separazione) o comunque, qualora dotati di un adeguato sistema lacerasacchi e di un meccanismo di separazione meccanica o aeraulico-densimetrica delle plastiche non biodegradabili, tendono a residuare negli scarti di vagliatura notevoli quantità di prodotto, che vanno dunque smaltite con i sovvalli con oneri gestionali sensibili; tutto ciò determina generalmente, a parità daltre condizioni, tariffe di conferimento sensibilmente superiori per il conferimento in sacchi di polietilene (dellordine delle 30-40 Lit/kg) rispetto alle tariffe applicate per conferimenti in sacchetti in materiale biodegradabile. In ogni caso, su siti di compostaggio decentrato (che sarebbe la precondizione per lattivazione di circuiti di differenziazione secco-umido sulle Piccole Isole) non è ravvisabile lallestimento dei sistemi di preselezione e di raffinazione relativamente complessi richiesti dallopzione duso dei normali sacchetti in polietilene; la massima semplificazione delle linee di compostaggio richiede ladozione di strumenti coerenti di gestione delle raccolte. La personalizzazione/domiciliarizzazione del servizio è dunque necessaria per conseguire obiettivi di raccolta molto elevati che potranno consentire di ridurre la frequenza di raccolta della frazione residua. Tabella n. 3 - Intercettazione della frazione umida con diversi sistemi di raccolta
Fonti: Favoino, 1999; Provincia di Milano, 1998; Cocchi, 1997 La tabella precedente cerca di quantificare il concetto che la limitazione dei volumi a disposizione per la raccolta della frazione umida consente di prevenire un conferimento eccessivo di scarto di giardino da parte delle utenze con villetta: con tale accorgimento si evita di "trasferire" al circuito dintercettazione della frazione umida alcune caratteristiche "tipiche" della raccolta della frazione verde quali:
Tutto considerato, le esperienze più "mature" stanno dunque orientando le loro scelte operative su raccolte:
Si sottolinea infine, che la raccolta dello scarto di cucina "in purezza" (senza miscelazione con il verde) rende possibile l'impiego di mezzi non compattanti, con contenitori aperti (a "vasca"), a caricamento sia manuale (mastelli) che meccanizzato (bidoni). L'impiego di tali mezzi a basso investimento tecnologico costituisce una delle maggiori opportunità di contenimento dei costi del servizio. Un circuito specifico di raccolta differenziata della frazione umida andrebbe opportunamente avviato anche presso i principali alberghi e ristoranti in modo da contenere il conferimento di rifiuti altamente putrescibili nel circuito di raccolta del secco - residuo: la produzione specifica di scarto alimentare delle attività ristorative/alberghiere può essere stimata tra i 200 300 g/pasto, a seconda che si tratti di catering o attività di preparazione diretta dei pasti. La personalizzazione del servizio di raccolta dellumido per le grandi utenze può avvenire mediante l'impiego di:
Per prevenire l'imbrattamento dei contenitori di raccolta è opportuno prevedere l'utilizzo di fodere in polietilene o materiale biodegradabile, secondo le modalità richieste dall'impianto di compostaggio. Questo accorgimento tende inoltre a contenere gli interventi di lavaggio e disinfezione dei manufatti di raccolta, operazione di pulizia che spesso è delegata all'assegnatario del contenitore stesso. La
realizzazione della raccolta dell'umido presso le utenze domestiche residenti
e fluttuanti dovrà prevedere l'esclusione di quelle "zone" nelle
quali - per lontananza dai percorsi principali di raccolta e per caratteristiche
dinsediamento la raccolta risulta troppo onerosa e comunque
senza un equilibrio costi/benefici. In tali situazioni andrà fortemente
incentivata la pratica del compostaggio domestico. Il ruolo del compostaggio domestico Si sottolinea ancora una volta che la scelta dei contenitori dedicati di dimensioni relativamente contenute è volto anche ad impedire il conferimento congiunto dumido (scarto alimentare) e scarto verde. Rammentiamo limportanza di organizzare, per questo flusso, circuiti di raccolta non eccessivamente "comodi" per il cittadino; una elevata intercettazione unitaria è sintomo di scarsa partecipazione ai programmi di compostaggio domestico, disincentivato proprio dalla eccessiva facilità di consegna dello scarto al servizio di raccolta. Le caratteristiche specifiche dello scarto verde (bassa putrescibilità e notevole ingombro) lo rendono particolarmente adatto per forme di valorizzazione presso gli stessi luoghi di produzione (compostaggio domestico, che consente di evitare un aumento della quantità complessiva di rifiuti da gestire) o per il conferimento diretto da parte delle singole utenze presso le Piattaforme comunali di raccolta (Riciclerie). Prevedendo un recupero diretto di materiali organici di scarto allinterno delleconomia familiare, il compostaggio domestico intercetta materiali valorizzabili prima ancora della loro consegna al sistema di raccolta, sottraendoli al computo complessivo dei rifiuti gestiti (in forma differenziata e non); sotto questo profilo, è importante rimarcare il fatto che, analogamente ad es. al reimpiego dei manufatti vetrosi, al compostaggio domestico va più propriamente applicata, in luogo di quella dattività di "raccolta differenziata e riciclaggio" la definizione dintervento di "riduzione allorigine" dei rifiuti. La pratica del compostaggio domestico dovrà essere fortemente incentivata in particolare modo per quelle parti del territorio oggetto di questo progetto che si caratterizzano per:
Per quanto riguarda i "gruppi dispersi" e le zone spiccatamente rurali, è opportuno puntare anche alla promozione del riutilizzo degli scarti organici a scopo di mangime e per la produzione di compost domestico in assenza della raccolta della frazione umida. Invece per la gestione dello scarto verde nei quartieri e delle zone adibite ad abitazioni di tipo estensivo si pongono alla singola utenza diverse opzioni alternative di gestione e conferimento:
Nella attesa del passaggio dalla tassa sui rifiuti alla tariffa è possibile incentivare il compostaggio domestico attraverso una riduzione parziale della TARSU (tipicamente del 10 20 %). In generale, il compostaggio domestico può assumere dunque un ruolo:
Tre sono fondamentalmente gli elementi per generare attenzione, adesione, sviluppo del compostaggio domestico:
Dallesame delle esperienze "virtuose", si palesa la maggiore efficacia dellistituzione di circuiti dassistenza ed aggiornamento rispetto ad azioni più immediate come la dotazione di composter (che tra laltro non sempre sono adatti alle condizioni operative specifiche, es. nei grandi giardini) alla popolazione aderente. L'organizzazione di piazzole semplificate per il compostaggio dello scarto verde In mancanza di una quantificazione ufficiale del flusso (che generalmente non era focalizzato nelle indagini merceologiche in maniera distinta dallorganico alimentare), limpressione è tuttavia che anche sulle Piccole Isole si iniziano ad avvertire gli effetti dellabbandono di una serie di pratiche virtuose (autocompostaggio, mediante ad es. la tradizionale "stacca", ossia concimaia) o deteriori, tra cui:
In tale modo, sempre più frequentemente gli scarti di manutenzione del verde pubblico e privato vanno effettivamente a gravare sul circuito di raccolta del RU, e tale effetto si ravvisa sia nelle osservazioni dirette riportate dai responsabili del Servizio intervistati in merito (si ricorda ad es. quanto riferito dallAssessore di Pantelleria sulla forte presenza di sfalci erbosi in molti sacchi per la raccolta del RU) sia nelle stesse statistiche di produzione mensile dei RU, per i quali spesso si rileva, oltre al noto incremento dovuto al flusso turistico nei mesi da Giugno a Settembre, anche un aumento, più o meno sensibile, nei mesi primaverili ed autunnali rispetto a quelli invernali. Su tali flussi è dunque necessario intervenire da un lato con programmi dincentivazione del compostaggio domestico secondo obiettivi, criteri e modalità specificati al paragrafo 4.3; dallaltro, istituendo circuiti di raccolta che consentano lintercettazione del materiale delle utenze che non ritengono di adottare le pratiche dautocompostaggio. Lallestimento di centri di compostaggio di scarti di manutenzione del verde ornamentale può daltronde essere immediatamente predisposto anche a livello decentrato e senza condizionare levoluzione successiva del sistema-compostaggio. Gli scarti di manutenzione del verde presentano infatti condizioni processistiche particolari:
Tutto ciò segnala la possibilità di una gestione all'aperto dei materiali; lintercettazione delle precipitazioni atmosferiche sui cumuli è daltronde opportuna onde evitare gli eccessivi disseccamenti che si riscontrerebbero a lungo termine sotto copertura in conseguenza della evaporazione non bilanciata da precipitazioni. La gestione di tali materiali si può dunque configurare come un tipico processo estensivo, con gestione all'aperto, basso livello di controllo termico ed igrometrico sulla biomassa, bassi input energetici, tempi di processo medio-lunghi; in relazione alla loro semplicità costruttiva, i siti per il compostaggio degli scarti verdi possono essere più propriamente definiti come "piazzole" od "aree attrezzate per il compostaggio" anziché come "impianti". Il ciclo di lavorazione fondamentalmente prevede, dopo la fase iniziale di precondizionamento (triturazione) che funge generalmente anche da miscelazione dei materiali di diverso tipo, l'allestimento delle miscele in cumuli triangolari, trapezi (che permettono una maggiore indipendenza dalle condizioni atmosferiche ed un notevole risparmio daree) o a tappeto (che però mostrano dei limiti gestionali se non in condizioni organizzative estremamente "estensive"). I cumuli costituiscono i "reattori naturali" mediante i quali avviene la biostabilizzazione, garantita dalla porosità della biomassa e coadiuvata da periodici rivolgimenti, la cui frequenza è inversamente proporzionale alla pezzatura dei materiali legnosi usciti dalla triturazione: generalmente ogni 2/8 settimane. La presenza di una buona percentuale di materiale strutturale consente il facile mantenimento delle condizioni aerobiche. Il "cuore" del processo è rappresentato senz'altro dalla fase di triturazione in cui si deve ottenere una opportuna "sfibratura" dei tessuti legnosi, pur senza provocare una eccessiva e generalizzata diminuzione di pezzatura: ciò implica la preferenza per trituratrici a martelli od a coclee in luogo di quelle a coltelli (cippatrici); anche queste tuttavia possono essere utilmente impiegate laddove le (piccole) dimensioni di scala non consentono lammortamento dei cantieri di triturazione a martelli (i cui costi vanno dalle decine alle centinaia di milioni). Nei siti decentrati di compostaggio degli scarti verdi generalmente si rilevano le seguenti differenze:
Quello che ci interessa qui rimarcare, è che la relativa semplicità costruttiva e gestionale, congiuntamente alla mobilità delle attrezzature specifiche (sminuzzatrici, vagli) e generiche (movimentatrici meccaniche) rende possibile la realizzazione e la gestione di un sistema organizzato che preveda la coesistenza di una rete territoriale, coordinata (es. tramite condivisione dei macchinari) o meno, di piazzole decentrate. Va anche segnalato, a tale proposito, che in altre zone del territorio nazionale esiste già e si sta ulteriormente sviluppando un dinamico mercato dei noli da parte di privati (Società di Servizi, gestori daree di compostaggio private) che prevedono in genere la fornitura del cantiere completo di lavorazione, compresi gli operai specializzati e le caricatrici dedicate. Dal punto di vista dellinquadramento normativo riferito agli allestimenti impiantistici semplificati per il compostaggio dello scarto verde, segnaliamo che da tempo le disposizioni tecniche di diverse Regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte) legittimano esplicitamente: 1. la conduzione all'aperto del compostaggio di questa tipologia di materiali, senza presidi olfattivi 2. la possibilità di gestire piccole iniziative (rispettivamente al di sotto delle 400, 500 e 1000 ton/anno) su terreno non impermeabilizzato, il che oggettivamente facilita (grazie alla possibilità di non dovere affrontare grandi oneri dinvestimento) lattivazione di tali iniziative. Tale impostazione, validata operativamente in decine desperienze applicative, è stata ripresa e fatta propria anche dal DMA 5/2/98 relativo alle procedure semplificate per le attività di recupero, che consentono il compostaggio di soli scarti verdi fino a 1000 ton/anno su terreno non impermeabilizzato. Il circuito di raccolta e valorizzazione dello scarto verde è dunque immediatamente attivabile, previa comunicazione alla Provincia territorialmente competente ai sensi degli artt. 31 e 33 del D.Lgs. 22/97. Sulla base delle disposizioni tecniche di cui al DMA 5/2/98, punto 16, i siti andranno attrezzati con una semplice predisposizione di sistemi dinterdizione e controllo degli accessi (recinzione), ma senza lobbligo della pavimentazione. Per inciso, vale la penna di rilevare come tali allestimenti non vanno a condizionare lo sviluppo successivo del sistema, né la destinazione duso delle aree interessate. La mancanza di pavimentazioni ed opere civili rende infatti possibile, in un secondo tempo:
Raccolta del secco residuo/non riciclabile ("resto") Vi è un mutuo rapporto di causa/effetto tra aumento delle raccolte differenziate, diminuzione del RU residuo da smaltire e riduzione dei volumi predisposti per la raccolta dello stesso. Laumento della differenziazione delle frazioni riciclabili, soprattutto di quelle secche e voluminose, può consentire (ed allo stesso tempo è favorita da) una diminuzione del volume dei manufatti destinati alla intercettazione del rifiuto residuo. Attualmente il servizio di raccolta del secco indifferenziato viene effettuato sostanzialmente mediante cassonetti stradali (generalmente da 1.100 litri) anche se in alcuni Comuni le zone dei centri storici vengono servite da un circuito di raccolta mediante sacchi depositati sul ciglio stradale nei giorni di raccolta. Mantenendo l'attuale sistema di raccolta attraverso contenitori stradali si ottiene un indubbio contenimento dei punti di prelievo; tuttavia va tenuto conto del fatto che:
Nel caso delle utenze produttive e di negozi e attività commerciali spesso i rifiuti prodotti sono costituiti da materiali di tipologia uniforme e di notevoli possibilità di riciclaggio e reimpiego (p.e. imballaggio di plastica ad e cartone, sfridi di produzione, ecc.). Sarà quindi opportuno organizzare invece una personalizzazione del servizio per le principali attività produttive e acquisire maggiori informazioni attraverso la realizzazione di un'indagine sulla effettiva consistenza di tali attività. Un ulteriore elemento a sfavore dell'impiego di cassonetti stradali è costituito dalla difficile adattabilità del sistema alle forti escursioni stagionali della produzione dei rifiuti (superiore al 70 % nei mesi di luglio e agosto a causa dellelevata presenza turistica). Il passaggio da una struttura di conferimento anonima ad una raccolta domiciliarizzato o almeno di "prossimità" tramite lassegnazione dei manufatti per la raccolta alle singole utenze è quindi consigliabile soprattutto per:
Va dunque valutata la possibilità, per levoluzione futura del sistema, di adottare ove la viabilità e la struttura urbanistica lo rendano praticabile - una tipologia di conferimento del rifiuto residuo personalizzato mediante l'utilizzo di sacchi trasparenti (da 30-60 litri) per le utenze monofamiliari e bidoni carrellati (soprattutto di volume medio-piccolo: 80 - 120 - 360 litri) per le utenze di dimensioni maggiori. Tale scelta dovrà comunque, ed ovviamente, confrontarsi:
I sopralluoghi in corso daranno risposte significative entro le prossime settimane. In particolare, nel caso della personalizzazione dei servizio di raccolta, le volumetrie necessarie per la frazione secca indifferenziata possono essere disposte sia mediante sistemi "a sacco" da esporre nel giorno di raccolta, sia mediante la distribuzione a ciascun edificio, in ragione del numero di famiglie coinvolte, di uno o più bidoni carrellati; entrambe le soluzioni consentono una personalizzazione e responsabilizzazione dell'utente. Tale strategia può certamente essere presa in considerazione per i principali centri urbani e per le frazioni periferiche; va valutato comunque che, nel caso delle realtà ad alta densità abitativa, gli spazi per la collocazione dei contenitori personalizzati potrebbero anche risultare difficilmente reperibili o insufficienti. Una situazione differente invece si propone nel caso degli insediamenti isolati; tale metodologia difficilmente risulta applicabile in "gruppi dispersi" e nelle zone a connotazione più rurale. In questi contesti si potrà quindi valutare la possibilità di mantenere i contenitori di maggiori dimensioni come "punti daccentramento" onde evitare una notevole amplificazione dei costi correlati alla domiciliarizzazione del servizio in tali aree. In tabella 14. Vengono confrontati vantaggi e svantaggi della raccolta del RU residuo a sacchi ed a bidoni. Tabella n. 4 - Confronto funzionale tra raccolta a sacchi e a bidoni;
Tutto
considerato, e tenuto conto della fondamentale esigenza del decoro che
impedisce oggettivamente lammasso di grossi quantitativi di sacchi
davanti ai condomini, si opta spesso per un sistema "misto",
valutando che il maggiore tempo di prelievo del bidone viene compensato,
nelle abitazioni con più utenti, dal fatto appunto di servire diversi
utenti con un singolo prelievo. Nelle abitazioni monoutenza lottimizzazione
ergonomica del sistema di raccolta fa invece preferire il prelievo manuale
dei sacchi, con minore tempo dedicato al singolo prelievo. IL TRATTAMENTO DEL RIFIUTO RESIDUO E LE POTENZIALI SINERGIE CON IL COMPOSTAGGIO DELLO SCARTO ALIMENTARE Per quanto concerne la gestione del rifiuto residuo, va innanzitutto evidenziato che non si prende in considerazione lapertura di nuovi siti di discarica nelle Isole Minori. Vanno poi rammentati il disposto dellart. 5, comma 6 del D.Lgs. 22/97 (che richiede il trattamento del rifiuto preliminare alla collocazione a discarica) e gli orientamenti regionali per la gestione dei RU residuo in coerenza con le gerarchie di gestione del rifiuto (orientamenti che prefigurano la verosimile produzione di CDR e la sua termoutilizzazione in siti centralizzati sullIsola Maggiore) Le dimensioni delle isole o comprensori sono tali da non prefigurare la realizzazione dimpianti di trattamento biologico di taglia "tradizionale" (50-150 t/d). Il ricorso comunque a soluzioni tecnologico-gestionali non convenzionali suggerisce il concetto di "sperimentazione" e, con lui, quello di una differenziazione dei sistemi da adottare. E pertanto auspicabile che siano presi in considerazione sia sistemi modulari a biocelle, sia sistemi tradizionali a cumulo, sia il telo traspirante, sia soluzioni basate sullutilizzo di grandi composter pluriutenza, sia, infine, tecnologie leggere a carattere sperimentale e basso investimento. In generale le tecnologie di compostaggio basate su sistemi statici necessitano della presenza di uno strutturante, per la costituzione del quale si prestano bene gli scarti legnosi derivanti dalla manutenzione del verde: dove le quantità non siano sufficienti neppure attraverso lutilizzo del legno originato dalla raccolta differenziata, comprensivo di cassettame ed altro legno non trattato, ci si orienterà su un utilizzo a pezzature tali da poter essere riciclate nel processo, nonché sullapporto di parte di materiale cartaceo allo scopo di equilibrare lumidità del sistema. Rispetto alla trasferenza dellindifferenziato residuale, il trasporto via mare su mezzi in genere non dedicati, lesigenza di minimizzare i volumi e la necessità di prevedere lo stoccaggio provvisorio anche per più giorni (raramente per motivi di carico utile, frequentemente per linterruzione dei collegamenti), impone ladozione di tecnologie idonee alla risoluzione di questo tipo di problemi. Le alternative adottabili sono costituite dallutilizzo di compattatori a tenuta, dalla pressatura seguita da filmatura e dalla stabilizzazione. Il destino di tale frazione è quello dellimpianto di produzione di CDR previsto dal piano regionale ed eventualmente, nel transitorio, la discarica, sempre in terraferma: ciò non comporta alcuna controindicazione rispetto alle alternative prospettate. Tra i diversi sistemi già proposti per il trattamento on-site, la filmatura è una tecnologia commercialmente matura, rispetto alla quale le incertezze ancora presenti riguardano essenzialmente la reale possibilità di stoccaggio su lunghi periodi, elemento questultimo di fatto non condizionante nello scenario siciliano, stanti le previsioni dulteriore trattamento del materiale per la produzione di CDR. La stabilizzazione offre maggiori garanzie ambientali e consente il pieno conseguimento degli indici daccettabilità a discarica nel rispetto delle indicazioni strategiche delle Direttive Europee (sostanziale abbattimento delle componenti organiche conferite a discarica) e della normazione tecnica applicativa dellart. 18 del D.Lgs. 22/97 (in itinere). Tuttavia va rammentato che nellottica dellimpianto di destinazione (dedicato al trattamento meccanico-biologico con produzione di CDR dal sovvallo leggero, oppure da bioessiccazione del secco residuo nel suo complesso) i quantitativi afferenti dalle Isole Minori rappresentano una percentuale minima, decisamente non influente sullefficienza operativa complessiva dellimpianto; ciò fa oggettivamente diminuire, nel giudizio complessivo sulle tecniche di gestione "on-site" del rifiuto residuo, la valutazione di coerenza con la natura del trattamento allimpianto di destinazione; limportanza del giudizio viene invece almeno parzialmente a spostarsi sulla ergonomia dei sistemi valutati (coerenza con la situazione operativa in loco e con i sistemi di trasporto sullIsola Maggiore). E vero comunque che lallestimento di siti per la stabilizzazione biologica è coerente con qualunque configurazione operativa dellimpianto di produzione CDR, potendo garantire sia la bioessiccazione che la stabilizzazione del sottovaglio (in base ad una semplice modifica nei criteri di gestione del sistema daerazione forzata); inoltre costituisce di per sé un potente fattore dintegrazione operativa, fornendo dei punti di riferimento logistici anche per lattivazione di linee dedicate al compostaggio di qualità (impianti "a doppia vocazione"). In prima istanza, dunque, e fatta salva una attenta valutazione della progettualità pregressa (es. impianto per la filmatura a Pantelleria) verrà valutata la possibilità di attrezzare impianti per la stabilizzazione biologica, tenuto conto dei vincoli potenziali rappresentati da:
nonché delle opportunità rappresentate dai risparmi conseguibili sul trasporto (per perdita di massa, volume e fermentescibilità del materiale trattato). In ogni caso, lallestimento di siti per la biostabilizzazione nella situazione specifica delle Isole Minori deve tenere conto delle piccole dimensioni operative e della necessità di garantire una possibile, parziale evoluzione progressiva verso il compostaggio di qualità; tali condizioni richiedono scelte tecnologiche:
In linea generale, e fatte salve le verifiche locali, si può presupporre un centro di stabilizzazione per ogni gruppo disole. La presenza di un centro di stabilizzazione costituisce il presupposto per realizzare in sinergia operativa anche un impianto di compostaggio di qualità e quindi consente in uno step logico successivo di valutare la fattibilità tecnica della raccolta dellumido; laddove sussistono le condizioni e le economie di scala per lattivazione, oltre ad un centro di stabilizzazione biologica, di un circuito di raccolta secco-umido (isole maggiormente popolate, es. Pantelleria , Lipari) si potrà dunque pensare allallestimento di circuiti dedicati anche alla intercettazione delle frazioni alimentari; in altre realtà, meno popolate (es. verosimilmente Ustica), si punterà invece sulla massima promozione del compostaggio domestico e sul trattamento decentrato degli scarti di manutenzione del verde. Condizioni operative negli allestimenti impiantistici decentrati per la biostabilizzazione La specificità di alcuni approcci operativi improntati alla semplificazione tecnologica e gestionale si possono determinare in relazione a:
Di seguito si prende in esame i sistemi che consentono una gestione ordinata di processi di compostaggio in situazioni decentrate, su siti senza dotazioni logistiche complete (in particolare, senza edifici per la gestione al chiuso delle fasi di ricezione, pretrattamento e stabilizzazione accelerata). Lattivazione di siti impiantistici dedicati al compostaggio in situazioni decentrate, si deve generalmente confrontare con lesigenza di contenere gli investimenti entro dimensioni ammortizzabili, generalmente insufficienti a predisporre opere civili per la gestione confinata di parte delle operazioni. Ne consegue la necessità di rispettare contestualmente le seguenti condizioni:
Per inciso, le dimensioni operative limitate, caratteristiche dello scenario delle Isole Minori, consentono di:
Alla luce di tali considerazioni, lattenzione si concentra verso tecnologie a biocella (specificatamente, in carpenteria metallica per la loro trasferibilità) ed a cumulo statico aerato con teli coibenti semi-permeabili. Entrambe le tecnologie appartengono alla categoria dei processi statici ed aerati, in cui laerobiosi del sistema viene garantita esclusivamente tramite lapporto di aria da parte delle soffianti; si prescinde dunque dalla movimentazione dei materiali, intervento con caratteri spiccatamente odorigeni. Uneccezione specifica è individuata per i sistemi a celle dinamiche, dotati di sistemi interni di miscelazione/rivolgimento della biomassa; in questo caso lagitazione avviene in ambiente confinato e controllato e le arie esauste ed odorigene possono essere recapitate a sistemi dabbattimento degli odori. Questi sistemi sono generalmente utilizzati per intervalli limitati, allo scopo di gestire al meglio la fase dattivazione della biotrasformazione, e costituiscono un valido strumento per lomogeneizzazione spinta delle componenti lignocellulosiche con quelle a maggiore fermentescibilità, lattivazione e lo sviluppo in condizioni controllate delle dinamiche metaboliche aerobiche a carico della biomassa. La presenza di sistemi dagitazione ne può consentire ladozione anche in scenari di composizione della biomassa con minore disponibilità di matrici lignocellulosiche, il cui effetto strutturante potrebbe venire esaltato dalla miscelazione ed omogeneizzazione spinta esercitata dalla cella; la successiva fase di stabilizzazione/maturazione può dunque avvalersi della buona strutturazione ottenuta. Il controllo degli odori è garantito, nel caso delle tecnologie a biocella (sia statiche che dinamiche), dalla canalizzazione delle arie esauste verso un sistema dabbattimento (in genere, biofiltro); nel caso delle tecnologie a cumulo statico semi-coibentato, dalla tendenziale impermeabilità dei teli alle molecole organiche ad elevato peso molecolare, il che costringe la permanenza dei cataboliti ridotti ed odorigeni allinterno del sistema aerobico sino alla loro ossidazione a cataboliti ossidati non più odorigeni. PRESTAZIONI, COSTI E CARATTERISTICHE Nella tabella n.5 riportiamo alcuni valori tipici riferiti alle grandezze operative, organizzative e di costo più significative ai fini dellallestimento daree attrezzate demergenza per il compostaggio. Tabella n. 5
(1) Per le sole unità di processo (teli o container, soffianti, diffusori, sonde e software); a queste andrebbero aggiunti i costi relativi alle attrezzature per la movimentazione, la triturazione, la vagliatura, leventuale miscelazione e il costo delle opere civili. DIMENSIONAMENTO PRELIMINARE DELLE STAZIONI DI TRASFERENZA In relazione al flusso potenziale dei rifiuti urbani nel sistema integrato di gestione dei rifiuti, si ipotizzano almeno le seguenti stazioni di trasferenza: - Una stazione per arcipelago delle Eolie localizzata nell'isola di Lipari; - Una stazione per arcipelago delle Egadi localizzata nell'isola di Favignana; - Una stazione per le isole Pelagie localizzata nell'isola di Lampedusa; - Una stazione per l'isola di Pantelleria; - Una stazione per l'isola dUstica; Nellambito
dulteriori verifiche sarà ottimizzata la loro distribuzione
sulle isole/comprensorio disole e tarata la potenzialità
sia rispetto al transitorio sia a regime. SINTESI DELLE AZIONI PREFIGURATE
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