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6.0 GESTIONE DELLA FRAZIONE RESIDUALE 6.1 Situazione attuale Non risulta allo stato attuale la presenza, sul territorio della Regione Siciliana, dimpianti a tecnologia complessa, gli unici impianti per lo smaltimento dei Rifiuti Urbani, peraltro ancora non differenziati, sono costituiti da varie discariche distribuite sul territorio. 6.2 Obiettivi e finalità Tutti i Comuni della regione Siciliana dovranno attuare la raccolta della frazione residuale. A tal scopo, sotto il profilo dellorganizzazione e della gestione del sistema della Raccolta della frazione Residuale dovranno essere organizzate, sulla base dei singoli regolamenti comunali, le modalità di raccolta. 6.3 La struttura prevista Nell'ambito del PIER dovranno essere definiti impianti di trattamento, su scala provinciale, tali da costituire un sistema integrato idoneo a ricevere gli impianti della frazione differenziata e della frazione residuale. La definizione della localizzazione che dovrà essere basata su criteri oggettivi e verificabili di compatibilità ambientale e territoriale. In questo paragrafo sono indicati sinteticamente i principali interventi previsti nel PIER. Ovviamente in fase di redazione delle progettazioni preliminari e definitive degli interventi stessi in ciascun ambito provinciale, in conseguenza del maggior grado dapprofondimento delle indagini e degli studi tecnico-economici ed ambientali, si potranno verificare aggiustamenti e/o modifiche sugli interventi stessi, per quanto riguarda sia la tipologia, sia il dimensionamento, sia la localizzazione Il presente PIER dovrà prevede che ciascuna provincia sia dotata della seguente impiantistica:
6.3.1 Punti di raccolta Per "Punti di Raccolta" si intendono quelle aree diffuse sul territorio Comunale dove ubicare i cassonetti stradali che fungono da "centro di conferimento" dellindifferenziato raccolto dai cittadini. Tali contenitori avranno volumi adeguati in ragione delle singole tipologie urbanistiche del luogo dorigine dellutenza da servire. Tutti i punti di raccolta, a servizio della raccolta differenziata, saranno definiti ed individuati nei regolamenti Comunali. 6.3.2 Stazioni di trasferenza Sintende per stazione di trasferenza un impianto nel quale è convogliato il rifiuto indifferenziato da inviare successivamente al trattamento di selezione e recupero della frazione secca e di quella umida. La necessità di tale insediamento è legata alle specifiche particolarità territoriali del sito ed è di norma riconducibile a realtà caratterizzate da produzioni piuttosto elevate (oltre 100.000 tonn/anno) e nelle quali le distanze dagli impianti di selezione sono significative. 6.3.3 Impianto di produzione CDR Limpianto di selezione secco/umido della frazione residuale dei rifiuti urbani RU prefigurato nella presente pianificazione punta preferibilmente ad una separazione secco/umido, previa opportuna demetallizzazione, con produzione di due flussi principali: organico e combustibile (oltre ai flussi degli scarti di processo). In particolare limpianto in linea di massima, potrà essere strutturato come segue: - cernita per la separazione degli ingombranti; - vagliatura primaria in grado di allontanare frazioni di piccola dimensione contenenti significative quantità di metalli; - previsione sulla linea del di una triturazione per garantire una pezzatura omogenea alla termovalorizzazione del flusso; - se necessario, ai fini della fase di termovalorizzazione del CDR si potrà prevedere anche una vagliatura secondaria per assicurare una separazione delle altre frazioni indesiderate; - la corrente di cui sopra potrà essere sottoposta a separazione aeraulica e successiva demetallizzazione. Il CDR in "Fluff", così ottenuto, potrà essere inviato alla fase di compattazione o alla pressa legatrice in continuo;. - la frazione organica selezionata si prevede che possa essere sottoposta ad ulteriore separazione; - infine la frazione umida risultante da tale processo sarà stabilizzata. 6.3.4 Valorizzazione energetica del CDR Comè noto, la valorizzazione energetica del CDR può avvenire attraverso la sua combustione in impianti dedicati o in impianti produttivi esistenti. Non a caso lOrdinanza 2983 prevede esplicitamente (Art. 2, comma 1, lettera f) che il commissario delegato, nellidentificazione degli impianti dedicati tenga conto, in via prioritaria, dellofferta dutilizzo dello stesso da parte del sistema industriale esistente in sostituzione dei combustibili tradizionali. Le alternative dutilizzo attualmente più mature per il CDR sono, tipicamente, la co-combustione in cementifici e centrali termoelettriche ambientalizzate. Particolarmente interessante si prospetta peraltro il ciclo che prevede lo stadio intermedio di gassificazione, con notevoli vantaggi potenziali sia in termini ambientali che di ricettività del sistema produttivo (il gas derivante dalla gassificazione può essere utilizzato da una tipologia estremamente più ampia dimpianti). Rispetto alla specifica situazione regionale infatti, alla mancanza di centrali a carbone fa riscontro la presenza dinsediamenti industriali di taglia significativa (centrali termoelettriche e poli petrolchimici, oltreché cementifici) peraltro ben distribuiti sul territorio. Non essendo stato possibile a tuttoggi effettuare le necessarie verifiche con gli operatori industriali potenzialmente interessati, non è evidentemente definibile alcuna scelta in merito; in particolare diviene prematura lindividuazione del numero e della localizzazione degli eventuali impianti di combustione dedicati, anche se le quantità in gioco suggeriscono un orientamento verso un numero non superiore a tre. 6.4 Fabbisogni impiantistici impianto di produzione valorizzazione CDR Nella Tabella 6.4 sono stimati, dividendo i fabbisogni annui per 320 giorni, i fabbisogni impiantistici esplicitati per singola provincia per la seguente impiantistica: - impianto produzione CDR; - sezione di biostabilizzazione della frazione organica; - impianto di termovalorizzazione CDR. Tabella 6.4 Fabbisogni impiantistici a livello provinciale per la produzione e la valorizzazione del CDR
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