2.0 PRINCIPI GENERALI

2.1 Obiettivi ed articolazione

Obiettivo del presente documento è l’individuazione delle priorità nella realizzazione degli interventi per fronteggiare l’emergenza rifiuti nella regione siciliana nel settore dei rifiuti urbani. Esso si articola nei seguenti capitoli:

  • Principi generali;
  • Situazione di fatto dell’impiantistica presente;
  • Analisi del flusso dei rifiuti;
  • Gestione della raccolta differenziata;
  • Gestione della frazione residuale;
  • Produzione ed utilizzo di CDR;
  • Fabbisogno volumetrico di discarica;
  • Riepilogo dell'impiantistica e valutazioni economiche.

I più recenti orientamenti in materia di gestione dei rifiuti urbani comunque prodotti sottendono la realizzazione, in ambiti territoriali ottimali, di sistemi integrati che, attraverso la raccolta differenziata spinta di tutte le frazioni riciclabili o recuperabili come materiali, riducano ad una quota compresa tra il 60 ed il 50% e la frazione indifferenziata residuale.

L’ulteriore recupero effettuabile su quest’ultima è costituito dalla sua valorizzazione energetica, da attuarsi attraverso la produzione di un Combustibile Derivato da Rifiuti, caratterizzato da una composizione ed un potere calorifico determinato (D.M. 5.2.98) e tali da garantirne l’utilizzo con le massime garanzie ambientali, sia in impianti dedicati e sia impianti produttivi. Si viene in tal modo a realizzare, contemporaneamente, sia l’obiettivo della massimizzazione del riciclaggio/recupero dei rifiuti che la minimizzazione delle quantità (e pericolosità) conferite in discarica. Tali orientamenti, già alla base del decreto legislativo 22/97, stanno trovando concreta applicazione nel Paese, in particolare nelle Regioni in dichiarato stato d’emergenza rispetto alla gestione dei rifiuti e oggetto di commissariamento attraverso specifiche Ordinanze del Ministro dell’Interno, nelle quali le azioni d’adeguamento dei relativi sistemi sono portate avanti d’intesa con il Ministero dell’Ambiente.

Rispetto alla citata ordinanza 2983, gli ambiti territoriali ottimali sono determinati come coincidenti con le nove province regionali: all’interno di ciascuna di loro devono quindi essere raggiunti gli obiettivi prefissati (rispetto a quanto attualmente smaltito in discarica, 50% di rifiuti raccolti in modo separato e 50% d’indifferenziato residuale da avviare alla produzione di CDR) e attuati modelli organizzativi unitari. Gli schemi di seguito riportati quantificano, rispetto all’intera regione ed a ciascuna provincia, i flussi prevedibili a valle della realizzazione del piano d’interventi d’emergenza. A loro si fa nel seguito riferimento per il dimensionamento dell’impiantistica ritenuta prioritaria.

La Tabella 2.1 contiene, per ambito regionale, i dati relativi alla popolazione residente (1997) e alla produzione di Rifiuti Urbani ("Secondo rapporto sui rifiuti urbani e sugli imballaggi", Tav. A.1.3.1, (Osservatorio Nazionale sui rifiuti e ANPA, febbraio 1999).

Tabella 2.1 Popolazione e produzione Rifiuti Urbani in Sicilia

Abitanti

(n.)

Produzione RSU

(tonn/anno)

Produzione RSU

(kg/abit./d)

Produzione RSU

(kg/abit/anno)

5.108.067

2.546.500

1,37

498,52


Nella determinazione dei fabbisogni in termini d’impiantistica, in ciascuna provincia, per la situazione nel transitorio e a regime, nei criteri d’adeguamento alle previsioni del D.lgs. 22/97 e successive modificazioni, si è tenuto conto dei seguenti principi generali:

  • contenimento della produzione dei rifiuti;
  • separazione dei flussi (differenziato, frazione residuale, inerti, ecc.)
  • avvio del sistema della raccolta differenziata;
  • razionalizzazione del sistema complessivo degli impianti tecnologici per la gestione della frazione residuale;
  • recupero energetico con razionalizzazione del sistema degli impianti di termovalorizzazione;
  • minimizzazione del volume e del numero di discariche con utilizzo delle stesse nei limiti strettamente necessari a superare la fase transitoria.

2.2 Contenimento della produzione dei rifiuti

Pur nei limiti delle competenze locali, il "piano definitivo" esaminerà le potenziali misure dirette a ridurre la formazione dei rifiuti (ad esempio un maggior consumo d’imballaggi a rendere rispetto agli imballaggi a perdere) e a favorire uno stile di consumo ambientalmente sostenibile, in accordo con gli orientamenti del D.lgs 22/97. Le tendenze d’evoluzione, riguardo alla produzione dei rifiuti, confermano la priorità data a quest’obiettivo, pur nella consapevolezza che i margini d’azione a livello locale sono esigui e in gran parte affidabile ad accordi volontari (sistema delle imprese e delle distribuzioni commerciali) e ai comportamenti dei cittadini (da stimolare con benefits e con campagne informative).

2.3 Separazione dei flussi

La struttura del PIER è articolata per singoli flussi di rifiuto, la loro gestione è concepita come il trattamento dei diversi flussi suscettibili di riutilizzo, di recupero, di riciclo, d’usi energetici o agronomici o di smaltimento finale. La separazione dei flussi consentirà l'ottimizzazione degli impianti di trattamento finale e la minimizzazione degli impatti ambientali .

Interventi diretti ad una quantificazione ed ad una qualificazione del rifiuto, sono applicati anche alle frazioni residuali. Allo scopo sono allegate alla presente relazione le seguenti figure:

  • Figura 2.2a — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Regione Siciliana
  • Figura 2.2b — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale d’Agrigento
  • Figura 2.2c — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Caltanissetta
  • Figura 2.2d — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Catania
  • Figura 2.2e — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale d’Enna
  • Figura 2.2f — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Messina
  • Figura 2.2g — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Palermo
  • Figura 2.2h — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Ragusa
  • Figura 2.2i — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Siracusa
  • Figura 2.2l — Flusso dei Rifiuti Urbani nel sistema integrato della Provincia Regionale di Trapani

2.4 Criteri per l’avvio della raccolta differenziata

Nel presente PIER è delineata una situazione, che a valle dell’emergenza, supera l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata, vengono, infatti, ipotizzati interventi d’efficienza di sistema tali da garantire il raggiungimento in tempi rapidi d’obiettivi significativi.

Il modello di raccolta individuato di tipo prevalentemente "monomateriale prevede punti di raccolta stradali integrati da "isole ecologiche" e da raccolte domiciliari.

Nella previsione dell’impiantistica, occorre tenere presente, che i flussi principali sono rappresentati dalla frazione organica (da avviare ad impianti di compostaggio finalizzati alla produzione di compost di qualità da destinare alle attività agricole) e dagli imballaggi primari e frazioni similari (che trovano il loro sbocco principale negli impianti di selezione e valorizzazione delle frazioni secche).Particolare attenzione occorre tenere presente nella raccolta in questione delle altre frazioni come i RUP, ingombranti, beni durevoli, inerti, ecc.

Le sei frazioni merceologiche di pertinenza dei relativi consorzi di filiera del CONAI (carta, vetro, plastica, acciaio, alluminio e legno) perverranno, a valle della loro raccolta, senza eseguire su d’esse lavorazioni intermedie, presso i centri di conferimento più avanti indicati, nonché una volta realizzata nella "piattaforma" proposta dal Progetto Ambiente.

2.5 Criteri per la gestione della frazione indifferenziata

Si prevede di dotare ciascun ambito provinciale dei seguenti impianti tecnologici:

  • stazioni di trasferenza della frazione residuale;
  • impianti di selezione secco/umido, finalizzati alla biostabilizzazione della frazione organica e produzione CDR, quest’ultimo da avviare alla termovalorizzazione.

2.6 Recupero energetico

Il PIER, considera le potenzialità d’uso energetico di flussi di rifiuto selezionato (CDR) e la realizzazione d’impianti di combustione flessibili, raccomandando di mantenere aperte altre opzioni tecnologiche, ed in particolare, di verificare future potenzialità d’impiego di CDR in impianti esistenti in regione. Infatti, dalla combustione della frazione dei rifiuti (sostitutivi rispetto a quelli prodotti con l'uso di combustibili fossili) è, infatti, possibile recuperare calore ed energia elettrica. Pertanto gli attuali ed obsoleti impianti d’incenerimento debbono essere chiusi al termini del ciclo.

2.7 Criteri per stima dei fabbisogni di discarica

La riduzione del fabbisogno di smaltimento delle frazioni residuali in discarica, costituisce una delle priorità del PIER.

Essendo le discariche e la loro realizzazione di competenza dei prefetti, le specifiche considerazioni al riguardo si limitano alla stima dei fabbisogni per ciascuna provincia.

2.8 Rapporto tra PIER e Piani provinciali e di distretto

Il PIER definisce i criteri generali della pianificazione e gli obiettivi da raggiungere nel periodo dell’emergenza. Pertanto le provincie che hanno già redatto i rispettivi Piani provinciali dei rifiuti ai sensi dell’art. 23 del D.L n.22/97 possono, entro 30 giorni dall’adozione del PIER, adeguare la propria pianificazione alle indicazioni generali e puntuali contenute nel presente documento di priorità.

La Commissione Tecnico Scientifico (CTS) verifica la compatibilità dei Piani provinciali adeguati al presente PIER. I Piani di gestione dei rifiuti provinciali così modificati sono approvati dal Commissario delegato Presidente della Regione, e costituiscono Piani stralcio esecutivi del PIER.

Per ciascun ambito territoriale ottimale gli industriali, gli artigiani e le imprese operanti nel settore possono proporre, attraverso le associazioni di categoria o le Aree di Sviluppo Industriale, Piani dei Distretti Industriali delle filiere del riciclo i cui contenuti saranno successivamente definiti dal CTS. I Piani così redatti dovranno contenere le offerte aggiuntive del sistema industriale agli impianti previsti dal presente PIER. Inoltre, dovranno essere conformi ai contenuti e ai principi del presente PIER e della normativa vigente in materia di riciclaggio e recupero delle materie ai fini industriali.

Il CTS, verifica la compatibilità dei Piani dei distretti industriali delle filiere del riciclo, e delle offerte aggiuntive al sistema degli impianti previsti nel presente PIER. I Piani dei distretti industriali così predisposti sono approvati dal Commissario delegato Presidente della regione e costituiscono Piani esecutivi di settore stralcio del PIER.