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EDITORIALE di Maria PatriziaTuzzo: "L’orgoglio italiano nella Grande Mela"

Tra il 1860 e il 1920, come risultato di un inarrestabile flusso migratorio, la popolazione degli Stati Uniti aumentò vertiginosamente: da 32 milioni di abitanti nel 1860 passò a 76 milioni nel 1900 per arrivare a 106 milioni nel 1920.

Il record d’ingressi fu di un milione di immigrati nel 1905 ma, in tutto, a bussare alla porta del Nuovo Continente in cerca di lavoro, furono in diciotto milioni, di cui circa cinque di origine italiana.

Questi immigrati mutarono definitivamente la composizione etnica degli USA, in quanto, per la prima volta, la popolazione di origine germanica ed anglosassone non fu più maggioritaria. Più del 70 per cento sbarcò a New York e fino al 1954 Ellis Island, l’isoletta di fronte Manhattan, costituì l’approdo degli emigranti che viaggiavano in terza classe. Lì erano interrogati, controllati, visitati e quindi smistati verso le destinazioni finali. La Grande Mela è nata dall’incontro di razze diverse e da questo melting pot ha tratto la propria forza. Qui l’immigrazione si è subito tradotta in ricchezza. La presenza di culture diverse non è stato un fattore di debolezza bensì di unione. Ha creato una cultura originale e autonoma che ha fatto di questa città il cuore pulsante del mondo occidentale.

Oggi a New York ci sono 800mila italoamericani, la maggior parte sono di origine meridionale, moltissimi i siciliani figli e nipoti di quegli immigrati che, nell’arco di tre generazioni hanno conquistato prestigio e successo. Prima un italoamericano che finiva sui giornali era un boss mafioso: oggi gli italoamericano hanno raggiunto un livello di benessere economico e istruzione superiore a quello della media americana.

Nello Stato di New York e nei due stati confinanti, New Jersey e Connecticut, sono di origine italiana 35 sindaci, 127 parlamentari regionali, 385 giudici di vari gradi di tribunali, 2000 docenti medi e universitari. Gli italoamericano famosi nel mondo come Rudolph Giuliani, sindaco di New York e Richard Grasso, presidente della più importante Borsa del mondo, sono solo due dei portabandiera di un esercito numeroso ed orgoglioso della propria origine italiana. Molti di loro sono di origine siciliana: messinese il nonno di Matilda Cuomo, moglie di Mario, ex Governatore dello Stato di New York e messinese d’origine anche Dominic Massaro, giudice della Corte Suprema dello Stato di New York. Gli italoamericano colti mandano i figli a studiare la lingua dei nonni a fare vacanze in Italia. E’ ancora una minoranza, perché comunque conoscere l’italiano non serve per fare business e l’interesse per l’Italia è concentrato sulla moda, sulla gastronomia su tutto quello che, per storia e cultura, può essere affascinante agli occhi di un americano.

Ma è possibile trasformare questa voglia di riscoprire le radici in qualcosa di più?

E’ compito dell’Italia e della Sicilia in particolare non lasciarsi sfuggire l’occasione di riaprire e approfondire il dialogo con questi nuovi italiani che in genere ignorano la nostra lingua (perché i nonni in realtà parlavano il dialetto e, comunque, per integrarsi e fare accettare i figli nelle scuole e nei posti di lavoro ai figli hanno insegnato solo l’inglese) ma che hanno spesso la volontà di lavorare con e per l’Italia. Bisogna che i governi, nazionale e regionale finanzino iniziative concrete volte a trovare nuove occasioni per conoscersi e scambiare prodotti: culturali e industriali.

Dal mondo dell’Università arriva, infatti, un allarme: sempre più spesso nelle università vengono cancellati i corsi di lingua italiana per mancanza di iscritti e questo in tempi di esplosione dell’interesse per il made in Italy che però difficilmente si concretizza nell’opportunità di lavorare con l’Italia.

Qui Sicilia, grazie all’invito del COES a partecipare al convegno sul tema delle provvidenze per l’immigrazione organizzato in occasione del Columbus Day (l’annuale parata dell’orgoglio italiano sulla Quinta Strada), ha raccolto la voce di alcuni italoamericano impegnati nelle associazioni che tengono i rapporti con la Sicilia. E’ nato così questo "Speciale USA", che racconta cosa chiedono oggi alla Sicilia i siciliani residenti negli USA. Dedicato soprattutto al problema della diffusione della lingua italiana, contiene l’intervista al Console d’Italia e al giornalista Andrea Mantineo, direttore di America Oggi, unico quotidiano in lingua italiana degli States, che ci aiutano a capire come sta cambiando l’emigrazione italiana sia vecchia che nuova.

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