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palmento L'ambiente, solitamente alloggiato al piano terra della massaria, conteneva la vasca principale elevata rispetto al pavimento (parmentu, gebbia) e quella di raccolta, sottostante e seminterrata per la raccolta (puzzu, tina, zubbiu). ![]() I pistatura, a piedi scalzi, spremevano l'uva con passo ritmato, mentre all'occorrenza si aggiungevano nella vasca nuovi grappoli. ![]() Il succo che fuoriusciva (u mustu) travasava nella tina attraverso il cannuolu, a cui spesso veniva appeso un piccolo cesto che servisse da filtro. L'operazione suggeriva quasi il rituale di sacrificio dell'uva che grondava di succo rosso come sangue. Sulle Madonie era quasi d'obbligo pronunciare la formula propiziatrice: Mori racina, crisci mustu nni la tina!
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| La conta
avveniva declamando i nomi di santi, in una progressione che faceva
riferimento alle date calendariali delle festività, cui seguivano risposte
recitate e anch'esse codificate. La giornata dei vignaioli finiva in genere con una piccola festa agreste, attraverso il consumo del pranzo, bevute di vino dai caratteristici fiaschi, brindisi, giochi, scherzi di ogni genere. Il mosto si lasciava riposare per 24 o 36 ore per poi essere nuovamente scolato nella tina; si riempivano gli otri per il trasporto sui muli e si procedeva alla spremitura col torchio delle vinacce residue. |