CONTRIBUTI SCIENTIFICI

PARCO ARCHEOLOGICO DI GELA
di Rosalba Panvini

Il Parco che si propone di realizzare a Gela comprende diverse aree demaniali, già note per il loro interesse prevalentemente archeologico e oggetto di moltissime indagini scientifiche susseguitesi a partire dalla fine dell’800. Sono ben conosciute le importanti scoperte fatte nel corso delle campagne di scavo e da ultimo si segnalano i recenti rinvenimenti effettuati in località Bosco Littorio e a Capo Soprano, dove sono stati riportati alla luce rispettivamente i resti di un insediamento commerciale di età arcaica e vasti quartieri di età ellenistica.
All’interno di tale parco, esteso per una superficie di  oltre 101 ettari, ricadrebbero l’area di Molino a Vento, sull’estremità orientale della collina, sede dell’acropoli dell’antica colonia greca, l’area ai piedi della precedente, conosciuta con il nome di Bosco Littorio, sede dell’emporio greco, proteso, a sud, fin sulla costa e, ad est, fino alla foce del fiume Gela, sede di un importante santuario ctonio, ed ancora l’area sull’estremità occidentale della collina, a Capo Soprano, in cui insistono i resti delle fortificazioni di età timoleontea, raro esempio di architettura militare antica. In quest’ultima area deve pure essere inclusa la zona ad est delle fortificazioni, nella quale insiste l’Oleificio Marletta, ed in corso di esproprio.
Il Parco sarebbe così delimitato, ad est, dal corso del fiume Gela, il quale da sempre ha costituito, su questo versante, la linea naturale di definizione geografica della collina, sulla quale sorse la grande colonia greca, fondata dai Rodii e dai Cretesi (689-688 a. C. ); il suo limite meridionale sarebbe costituito dalla fascia costiera prospiciente il mare Mediterraneo, mentre l’area di Capo Soprano diventerebbe un’appendice isolata, ma certamente inscindibile dalle precedenti, alle quali deve rimanere collegata per le unitarie problematiche storiche ed archeologiche, che hanno scandito l’evolversi dell’occupazione e della frequentazione umana in questa parte del territorio della Sicilia.
Si propone inoltre di far rientrare all’interno del parco di Gela il Museo Archeologico, solo recentemente divenuto istituzione regionale, nel quale da sempre sono confluiti i materiali archeologici provenienti dagli scavi condotti anche nelle aree sopraindicate; peraltro la sua attuale ubicazione nella parte immediatamente prossima al sito dell’acropoli rende ancora più plausibile tale inserimento; difatti, il mantenimento del Museo quale struttura autonoma rischierebbe di far generare una conflittualità di competenze tra Organi Regionali pur dipendenti dalla stessa Amministrazione, mentre la sua esclusione dall’azienda farebbe venire meno la visione unitaria e continua tra il patrimonio archeologico di tipo monumentale e quello esposto all’interno del “contenitore”.
Altresì, nello stesso Parco, dovrebbe rientrare il Museo della Navigazione antica, in corso di progettazione, che sorgerà a Bosco Littorio, nella zona prossima ai resti dell’antico emporio e quindi la più idonea a diventare sede espositiva delle due navi greche ritrovate davanti alle coste di Gela.
L’organizzazione di questo Parco permetterà di restituire ai visitatori una visione completa ed integrata del vasto patrimonio archeologico dell’antica città greca.
È  certamente difficile definire l’area di rispetto (zona B) attorno a questo Parco, soprattutto per quanto riguarda il versante ad ovest  di Molino a Vento fortemente aggredito dall’attività edilizia abusiva, che ha notevolmente trasformato la sua originaria morfologia.
Risulta invece più facile definire la zona di rispetto (zona B) a sud del Parco, che coincide in parte con la fascia costiera ed in parte con la porzione di mare (800 metri dalla costa) dove sono state scoperte le due navi greche; la prima fascia è già sottoposta a tutela ambientale.
La fascia di rispetto ad est deve comprendere una zona ampia 200 metri all’esterno dei confini naturali dalla collinetta di Bitalemi, con esclusione evidentemente degli stabilimenti industriali.
La zona B attorno a Capo Soprano deve includere, a sud, la fascia di terreno estesa fino al mare, e, ad ovest, la porzione di terreno immediatamente al di fuori della struttura attuale di recinzione, già sottoposta a vincolo archeologico indiretto.
Il Parco di Gela avrebbe prevalentemente valenze archeologiche non disgiunte però da quelle paesaggistiche, le quali, nel versante meridionale, sono caratterizzate dalla presenza dei macconi sull’ampia fascia costiera e dalla vegetazione tipica della zona (v. ad esempio ginestra). Opportuni interventi di valorizzazione sul territorio e di recupero delle peculiarità paesaggistiche e naturali, consentiranno di collegare il Parco al sito monumentale di Castelluccio, alla necropoli protostorica rupestre di Dessueri, agli insediamenti tardo antichi di Petrusa (Niscemi) e Piano Camera (Gela), al vasto complesso catacombale di Manfria, restituendo al visitatore una visione completa ed unitaria delle diverse tipologie insediamentali di questa regione dell’isola, permettendogli di compiere un percorso storico ed archeologico compreso tra la preistoria ed il medioevo.