II B – IL TERRITORIO ARCHEOLOGICO SICILIANOSecondo una stima del Wwf soltanto il 20 per cento del territorio peninsulare e insulare italiano non è stato antropizzato, non è stato cioè modificato dall'intervento e dall'opera dell'uomo lungo una storia di millenni; ma anche nei luoghi più interni della Sicilia si rintracciano formidabili presenze di remote organizzazioni di vita collettiva.La Sicilia è veramente “una sterminata area archeologica dalla protostoria al Medioevo, una rete capillare di siti, monumenti, templi, terme, teatri, arene, tombe e catacombe”, che presenta testimonianze di singolare interesse scientifico anche delle età più remote: tale è l'insediamento di Pantelleria - Kossyra per i Greci - segnata dai sepolcri a cupola di massi lavici, i Sesi. Ma la stratificazione archeologica è presente in tutto il territorio siciliano. Basta scavare sotto ogni città o cittadina storica e subito emergono uno o più strati di preesistenze urbane, come si può osservare agevolmente a Siracusa, Palermo, Catania, ma anche in tutta una serie di centri minori, tra i quali assolutamente esemplare è l’abitato di Lylibeo - Marsala. Il dato, che testimonia della particolare importanza che per la Sicilia ha sempre avuto il fenomeno urbano , non può fare dimenticare che, in realtà, è tutta l’attuale dimensione del territorio siciliano a possedere i requisiti e i caratteri di un Museo all’aperto, nel senso sopra specificato. La Sicilia interna rappresenta da questo punto di vista un’esperienza straordinaria. Un’impostazione storiografica ormai insufficiente ha tentato di accreditare l’idea di una Sicilia “crocevia del Mediterraneo”, luogo stereotipo di scorribande altrui o contenitore passivo di molteplici immigrazioni. Ma il progresso della ricerca rende sempre più nitidi i contorni di una terra che ha prodotto livelli autonomi, originali e variegati di cultura fin dalla più remota preistoria. Anche sulla base di una fenomenologia storico-archeologica necessariamente condizionata dalle anomalie di una ricerca disomogenea ed ancora carente, emergono momenti di grande elaborazione autonoma. Tali sono, solo per citare alcuni esempi, la prima stagione artistica attribuita ai cacciatori epipaleolitici (Grotta dell’Addaura, Grotta di Cala dei Genovesi), o l’esaltante momento dell’insorgenza agro-pastorale, l’urbanizzazione o il confronto con le civiltà egeo e vicino orientali, e l’integrazione etnico-culturale con il mondo italico-peninsulare agli albori della storia. Le prime fasi della presenza umana in Sicilia sono ancora del tutto ipotetiche poiché quei pochi rinvenimenti di manufatti formalmente attribuibili al paleolitico inferiore (alcune centinaia di migliaia di anni fa) sono ancora privi di quei necessari riscontri stratigrafici e cronologici necessari per renderli del tutto plausibili. In quel periodo la Sicilia era popolata da animali oggi estinti, come l’elefante e l’ippopotamo, che potrebbero essere stati preda dei primi abitanti dell’isola, così come avveniva nella vicina penisola; ma non se ne hanno ancora le prove scientificamente accertate. Il lungo processo che portò la società siciliana ad acquisire il modello di vita agropastorale inizia in Sicilia, come in altre zone rivierasche del Mediterraneo, con la sedentarizzazione dei popoli cacciatori epipaleolitici. Lentamente, pur se con evidenti influssi, condizionamenti e probabili immigrazioni, la società siciliana amplia, nel mesolitico, la sua base di sussistenza fino a scoprire i vantaggi dell’agricoltura e della pastorizia che, una volta conosciute, diventano dominanti relegando al ruolo di fonti alimentari marginali sia i prodotti della caccia che quelli della raccolta e della pesca. Con il neolitico nascente si inventa anche la ceramica che resterà per tutta la pre e protostoria la produzione artigianale più diffusa e più utilizzata sia nella quotidianità che nella ritualità, che nel commercio. L’evidenza più ricca è quella che concerne le società dell’età dei metalli quando, soprattutto nell’età del rame e nella prima età del bronzo si iniziano a configurare i caratteri essenziali della civiltà siciliana e si insediano anche le zone più impervie dell’isola. Ma è la collina, principale forma del territorio siciliano a costituire la sede più frequentata soprattutto nel periodo di svolgimento della civiltà di Castelluccio. È in questo periodo che si concretizzano i primi rapporti diretti con l’Oriente egeo, cipriota ed anatolico, sia con fenomeni di vera e propria immigrazione, come nel caso della genesi della cultura eoliana di Capo Graziano, che con l’emergere delle prime reti commerciali che toccano principalmente le Eolie e le coste meridionali dell’isola. Sul piano etnico, a partire dal XIV secolo a.C. registriamo l’unitarietà sicana, corrispondente alla cultura di Thapsos, talmente inserita nelle trame del commercio gestito dai Micenei da assimilarne modi e comportamenti culturali tipicamente egei. Progressivamente assistiamo al suo accantonamento nelle zone dell’interno con lo sviluppo della società pienamente egeizzata di Pantalica, che bilancia il prepotente inserirsi alle Eolie e sulle coste delle prime società siculo-ausonie di origine peninsulare. Dopo il mille la pressante invadenza delle genti di origine italica investe tutta l’isola accantonando i Sicani nelle roccaforti interne di Sant’Angelo Muxaro e Polizzello dove saranno i Greci di Gela ed Agrigento a limitarne l’esistenza fino all’annullamento sul finire dell’arcaismo. Ad Occidente saranno gli Elimi a costituire l’unica sopravvivenza della Sicilia protostorica e a superare indenne l’impatto con Greci e Punici mantenendo la loro integrità politico-territoriale fino alla conquista romana, anche se fortemente influenzati dall’ellenismo imperante. La ricerca archeologica di queste età remote, che si è avvalsa dell’apporto di figure adeguate all’eccezionalità degli studi, quali Orsi, Brea, La Rosa, Tusa, Voza, si arricchisce dei primi riferimenti “monumentali” non appena con l’indagine si abbraccia l’epoca immediatamente successiva. La formidabile concentrazione di tombe rupestri scavate nella rocca di Pantalica, che di questi insediamenti è quello più significativo, testimonia la grande capacità di adattamento e di vitalità di questo centro proto-urbano e della sua civiltà, durata sino al IX secolo A.C., e costituisce una delle migliori esplicazioni del paesaggio culturale siciliano. Il coevo arrivo di popolazioni peninsulari e comunque allogene - Siculi, Ausoni, Elimi - aveva intanto messo in crisi il modello insediativo di Pantalica (la cui presenza è attestata anche a S.Angelo Muxaro e a Mokarta – Alicia ?) e aveva aperto la via all’affermazione, secondo alcuni autori del tutto pacifica, della koinè Ausonia - Cassibile a Oriente e della civiltà elima a Occidente, la quale, sull’inizio dell’età del ferro, manifesta forza egemonica e vivacità tali da portare al manifestarsi di una vera e propria fisionomia statale negli insediamenti di Segesta, Erice, Entella e Iato. Ma proprio in questi siti è palese la singolare vis actractiva che ha esercitato su queste preesistenze, per quanto complesse e stratificate, la civiltà greca, già conosciuta nell’isola per le frequentazioni dei mercanti micenei, e subito diventata egemonica sin dall’arrivo dei primi coloni Rodio - Cretesi nell’VIII secolo A.C. Se lo studio delle relazioni tra il mondo indigeno e i colonizzatori greci ha occupato e occupa largo spazio delle ricerche più recenti e se la presenza punica all’estremo occidente dell’isola, a Mozia e Lilibeo come a Palermo e Solunto è stata ed è attentamente studiata, ciò non toglie che l’influenza della colonizzazione ellenica sulla civiltà dell’isola è stato l’elemento fondamentale dell’indagine archeologica siciliana, tanto da condizionare l’immagine della Sicilia antica così come si è formata dall’epoca in cui Fazello pubblicava le sua decadi sino ai giorni nostri. Martin, Vallet e Voza , che hanno analizzato i flussi migratori dalla madrepatria per sottolineare la specificità della ellenizzazione della Sicilia rispetto a quella dell’Italia meridionale, distinguono le seguenti “correnti” di influenza provenienti dalle diverse regioni della Grecia: - corrente euboico-cicladica; - corrente eolica e focea - corrente ionica (samio - mile-sia) - corrente dell’Egeo Meridiona-le - corrente creto-peloponnesiaca - corrente attica La presenza greca in Sicilia è strettamente legata al processo
di urbanizzazione degli insediamenti.
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