I CONTENUTI DEI PARCHI ARCHEOLOGICIII A – IL PARCO COME TERRITORIO E COME ISTITUZIONENegli ultimi trent'anni aree archeologiche di straordinaria importanza hanno patito gli effetti del dilagante abusivismo edilizio e di interventi scriteriati che hanno inesorabilmente compromesso l’adeguata conservazione di un patrimonio di interesse mondiale.E' il caso della Valle dei Templi di Agrigento o anche di Pompei ed Ercolano, stretti nella morsa delle città abitate, ma è anche il caso delle migliaia di piccole e grandi aree di non minore importanza che costituiscono l'ossatura dello straordinario tessuto archeologico del paese e che richiedono di essere urgentemente sottratte agli scavi clandestini, allo stato di abbandono e al degrado. A tutt'oggi, nonostante l'encomiabile impegno dell’amministrazione di settore, l'azione di tutela non è sostanzialmente riuscita a svilupparsi oltre il livello delle singole imposizioni di vincolo. Le restrizioni imposte su un'area ricca di presenze archeologiche, o anche solo potenzialmente interessata nel sottosuolo da testimonianze tutelabili, hanno finalità diverse e limitate rispetto a quelle più ampie che sono richieste dal parco archeologico. Il vincolo impone infatti ai privati di munirsi di una serie di autorizzazioni prima di eseguire opere che possono astrattamente danneggiare i beni, ma questo non è di per sé sufficiente ad attribuire all'area interessata quelle forme di conservazione e di valorizzazione che il suo aspetto esteriore e il suo interesse scientifico richiederebbero, La legge 1089 del 1939, sostanzialmente riproposta dal Testo Unico 490 del 1999, ha un contenuto meramente negativo e si limita a impedire, o a tentare di impedire, che il patrimonio archeologico sia danneggiato; la coscienza collettiva esige invece che oggi i pubblici poteri dicano con molta chiarezza che cosa si deve fare, e chi lo deve fare, per la costituzione di un luogo nel quale i beni della cultura (naturalistici e umani) si pongano a disposizione del cittadino. Occorre superare il modello conflittuale del 1939, basato sulla contrapposizione tra l'interesse dell’autorità di tutela a una tutela rigorosa del bene archeologico e quello dei privati di eludere i vincoli di qualsiasi natura, per giungere a profili amministrativi nuovi, capaci di ridefinire la protezione del patrimonio archeologico. Tra questi emerge quello del parco archeologico, strumento di fruizione culturale per porre a disposizione del cittadino un bene culturale da conoscere e da godere. Elemento essenziale e presupposto del parco, è, come sopra si è detto, l’evidenza di un TERRITORIO ARCHEOLOGICO: e quindi, un’area di una certa consistenza - almeno tale da rendere vantaggiosa, sotto il profilo prima della tutela e quindi della gestione, un’amministrazione territoriale autonoma - nella quale il senso dei luoghi, per quanto connotati anche dal punto di vista paesaggistico, sia dato dalle presenze archeologiche. La funzione del parco è quindi di consentire una risposta quanto più immediata e ragionata ai problemi posti dal territorio, dalla sua estensione e dalla sua natura, ottimizzando, in virtù della sua autonomia gestoria, i livelli di interazione con la comunità locale, al fine, corrispondente all’esigenza di tutela del patrimonio culturale del parco, di organizzare al meglio la ricerca archeologica e di rendere fruibili i beni diffusi attraverso una visione ragionata degli stessi; . L’interesse archeologico della zona deve risiedere nei beni “emersi”, cioè almeno in parte recuperati e acquisiti dall’Amministrazione di tutela: senza di che, l’istituzione del parco diviene intuitivamente priva di qualsiasi immediata utilità e si traduce nella irragionevole duplicazione di funzioni riservate alle Soprintendenze regionali e da queste svolte con profitto. Ciò non toglie che nelle aree del parco deve sussistere anche un interesse archeologico “in potenza”, ovvero la sicura presenza nel sottosuolo di testimonianze archeologiche tali da aprire la prospettiva di un ampliamento degli scavi e quindi della fruizione da parte del pubblico. Lo strumento del parco archeologico presuppone quindi quelli del vincolo e dell’esproprio, che debbono preesistergli, e deve essere adoperato nelle realtà locali in cui esso serve a rendere fruibile una zona archeologica secondo un piano di valorizzazione e ampliamento delle ricerche che mirino a completare il quadro storico della zona. La pianificazione degli interventi è deputata al programma delle attività del Parco, redatto dal direttore e sottoposto al parere del comitato tecnico scientifico (artt. 22 e 23 l.r.20/2000); il che non esclude la necessità, per evitare la dispersione delle risorse e ottimizzare i risultati della gestione, di un momento di coordinamento centrale, che passa attraverso il livello della verifica tecnico scientifica dei programmi, ma che deve prevedere anche l’ordinamento di un network dei parchi, e quindi l’adozione di marchi, immagini e iniziative promozionali comuni. Da un punto di vista più complessivo, l’attuazione del sistema dei parchi archeologici richiede chiarezza di pianificazione strategica e unità di programmazione operativa e gestionale, senza le quali gli interessi particolaristici segnerebbero il fallimento dell'operazione. Il programma delle attività, soprattutto quello triennale, è in realtà destinato a svolgere un ruolo fondamentale per superare la prospettiva del “museo all'aperto”, peraltro accolta, con qualche distinzione, anche dal Testo Unico delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali (cfr. pag. 14), e per collegare il parco archeologico alle problematiche della pianificazione dello sviluppo e della promozione del sito. Il concetto di Museo all’aperto, proprio dell’impostazione data a suo tempo dal Ministero al concetto di parco archeologico, riduce quest’ultimo a una species del genus area archeologica, dal quale si differenzia per la presenza di percorsi attrezzati, itinerari ragionati o sussidi didattici, nonché di misure di sicurezza di qualità. I parchi archeologici regionali sono questo - rectius, debbono essere questo - ma debbono anche essere qualcosa d’altro. Ad un approccio essenzialmente statico, quale è quello del “museo all'aperto”, nel quale opera una sorta di corrispondenza tra parco-area e museo-antiquarium, occorre sostituirne uno di tipo dinamico, nel quale il parco deve tendere a migliorare sia l’attualizzazione delle potenzialità archeologiche sia l’interazione con le potenzialità culturali della zona. Il primo obiettivo si realizza permettendo che le attività di ricerca scientifica e di promozione proseguano senza incontrare ostacoli di natura burocratica o altra: l’autonomia di ricerca e di gestione sono preordinate a questa finalità, che, dal punto di vista territoriale riguarda la zona A dei parchi. Il secondo obiettivo muove dalla constatazione che se è vero che la creazione di un parco archeologico che interessi aree private costituisce un elemento di conflitto con le comunità locali (o almeno con alcune categorie), è altrettanto vero che queste frizioni si superano se e in quanto il Parco diventa moltiplicatore keynesiano di attività economiche alternative, legate alla presenza del parco stesso. Ora, un parco archeologico che si limiti all'estensione appartenente al demanio o al patrimonio pubblico, non soltanto appare incompleto da un punto di vista culturale e scientifico (perché all'interesse archeologico dell’area ove sono stati scoperti reperti interessanti e della zona immediatamente limitrofa si accompagna in genere anche quello della localizzazione storica del bene, che certamente si estende al di là dei limiti in quel momento definibili), ma rende problematica l’instaurazione di rapporti sinergici con le popolazioni locali, compromettendo le possibilità di ritorno economico offerte dalla creazione del parco. Terreno privilegiato di queste opzioni, aventi natura non esclusivamente tecnica, ma politica, nel senso di scelte generali sulla gestione del territorio, è la zona C dei Parchi archeologici regionali, il cui assetto, per queste ragioni, non deve essere pensato in termini vincolistici, ma come sede per l’allocazione delle attività collegate al confinante Parco. |