III C – LA PROPOSTA DEL COORDINAMENTO
Per l’individuazione dei Parchi archeologici la l. r. 20/2000 prevede delle scadenze precise - sei mesi dall’entrata in vigore della legge - alle quali si deve fare riferimento a meno che non si vogliano svuotare di contenuti gli strumenti offerti dal legislatore.
Ciò impone da un lato di definire quali aree abbiano, in una prima approssimazione, i requisiti per far parte del sistema dei parchi archeologici; mentre, dall’altro, occorre mantenere l’alto livello del dibattito che si sta già sviluppando per comprendere meglio quali altri territori debbano far parte, in un secondo momento, dell’elenco dei parchi.
 A tale riguardo un contributo certamente essenziale verrà dalle conclusioni alle quali giungeranno le varie Soprintendenze chiamate ad attivarsi per l’istituzione dei vari parchi; fase questa che la legge prevede subito dopo quella attuale e che chiama gli Istituti ad affrontare e risolvere quelle problematiche, sopratutto la perimetrazione e la regolamentazione dei Parchi, al cui inquadramento queste Linee Guida intendono offrire un primo contributo.
E’ da credere che, ferma restando la primazia dell’inquadramento archeologico - e da parte di archeologi - di simili questioni, il modello interdisciplinare delle Soprintendenze regionali potrà risultare particolarmente utile e producente; fermo restando che il coordinamento appositamente istituito dal Dirigente Generale del Dipartimento si riserva comunque di fornire gli apporti che dovessero rendersi indispensabili.
Con queste premesse, per la prima individuazione dei Parchi Archeologici si è fatto riferimento a quelle realtà territoriali che, sia per l’interesse archeologico dei rinvenimenti, sia per la vastità e per il regime giuridico proprietario dei suoli archeologici  - certo o di facile accertamento - sono apparsi immediatamente  riferibili al modello gestionale costituito dall’Ente Parco.
Quanto alle altre proposte che sono pervenute e non sono state inserite in questo primo elenco, si è ravvisata la necessità di una loro ulteriore valutazione in considerazione della difficoltà di affidare a un unico ente gestore aree aventi un regime proprietario particolare (es. Mozia) ovvero non contigue (così in alcune proposte, tra cui quella avanzata dalla Soprintendenza di Enna).
Nel corso di questi approfondimenti, anche nuove altre aree archeologiche saranno probabilmente segnalate come possibili Parchi archeologici; ambito nel quale, per intanto, è sembrato doveroso comprendere tutte quelle fattispecie che hanno caratteri tali da giustificare con evidenza l’utilità, sotto il profilo scientifico e gestionale, di essere affidate alle iniziative di tutela e valorizzazione dell’Ente parco di prossima istituzione per consentire migliori condizioni di fruibilità a scopi scientifici, sociali, economici e turistici del patrimonio archeologico siciliano (art. 20, primo comma, l. r. 20/2000).
Da questo punto di vista, sulla scorta delle relazioni prodotte dalle Soprintendenze che ne hanno fatto  proposta (cfr. all. 1, 2, 5, 6, 7, 8 e 10) e in funzione dell’evidenza dei requisiti previsti dalla legge, si ritiene che ai sensi dell’articolo 20, comma secondo, della legge regionale 20/2000, siano soggette ad essere istituite in parco archeologico regionale le seguenti aree:

1. PARCO ARCHEOLOGICO DI SEGESTA
2. PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE – CAVE DI CUSA
3. PARCO ARCHEOLOGICO DI HIMERA
4. PARCO ARCHEOLOGICO DI IAITAS (IATO)
5. PARCO ARCHEOLOGICO DI SOLUNTO
6. PARCO ARCHEOLOGICO DI MORGANTINA
7. PARCO ARCHEOLOGICO DI CAVA D’ISPICA
8. PARCO ARCHEOLOGICO DI KAMARINA
9. PARCO ARCHEOLOGICO DI GELA (AREE DI CAPO SOPRANO, ACROPOLI E BOSCO LITTORIO),
10. PARCO ARCHEOLOGICO DI NAXOS
11. PARCO ARCHEOLOGICO DELLE ISOLE EOLIE
12. PARCO ARCHEOLOGICO DI SIRACUSA
13. PARCO ARCHEOLOGICO DI LENTINI
14. PARCO ARCHEOLOGICO DI ELORO E DELLA VILLA DEL TELLARO
Tanto in considerazione della vastità e della rilevanza scientifica di questi territori archeologici e della loro interazione reciproca, che li rende elementi essenziali per la costruzione di un sistema di parchi archeologici coerente con le premesse scientifiche che debbono sorreggere l’attuazione della legge.
Molte di queste aree sono inoltre caratterizzate da un preciso rapporto con il paesaggio in cui esse sono armonicamente inserite, che presenta elementi di cospicua naturalità da mettere adeguatamente in valore.
Questo dato è particolarmente evidente per l’area di ELORO, fondazione greca dell’VIII secolo a.C. e, per la sua posizione dominante l'intera valle bagnata dai fiumi Asinaro e Tellaro, divenuta presto avamposto strategico di Siracusa. Terminale della via Elorina citata dalle fonti  - presumibilmente un percorso a carattere sacro - il sito è legato alle campagne effettuate da Paolo Orsi, che lo identificò e mise in luce parte delle fortificazioni e avanzi di case ellenistiche; scavi più recenti hanno invece portato alla luce la doppia cinta muraria, una piccola basilica bizantina del VI sec. d.C. e un cuneo di teatro greco (II sec. a.C.).
L’area di Eloro occupa una bassa collinetta vicino al mare, lungo la costa a S.E. di Noto, a circa 400 metri a nord della foce del fiume Tellaro, e costituisce una componente non secondaria di quel vasto patrimonio paesaggistico e culturale costituito dalla fascia costiera che va da Noto a Pachino, al cui interno agiscono importanti poli attrattivi naturalistici quali l’Oasi Naturale di Vendicari e lo stesso fiume Tellaro, noto sin dall’antichità per la sua feracità e bellezza.
La rivalutazione di quest’area, oggetto di alcune iniziative pubbliche e private, tra cui il progetto di ripristino della ferrovia Noto - Pachino, non può prescindere dalla messa in sistema e dalla valorizzazione delle presenze archeologiche, costituite, oltre che dai resti di Eloro, dalla VILLA DEL TELLARO, situata a circa 2,5 Km in linea d’aria a ovest di Eloro, alla destra del fiume da cui prende il nome. I ritrovamenti (soprattutto monete) e lo stile dei numerosi e bellissimi mosaici permettono di datare la costruzione alla seconda metà del IV sec. d.C.: è quindi un edificio di età più tarda rispetto alle ville di Patti e di Piazza Armerina, con la quale ultima presenta tuttavia analogie nelle scene raffigurate nei mosaici.
Gli scavi hanno portato alla luce un peristilio colonnato quadrato di 20 m. di lato attorno a cui si sviluppano gli ambienti residenziali; a sud del peristilio è un ambiente con abside, mentre a nord, laddove la villa si sviluppa maggiormente, sono stati ritrovati i mosaici più interessanti. 
Tra questi, in una camera a nord del peristilio, uno rappresenta una scena di caccia molto simile alla Piccola Caccia della Villa del Casale. Uno dei personaggi del mosaico tiene un bastone a forma di  tau, simbolo di comando, che è simile a quello raffigurato nel mosaico della Grande Caccia di Piazza Armerina. 
Un altro mosaico rappresenta una scena del riscatto di Ettore, tratta probabilmente dalla tragedia di Eschilo Frigi: si trova in un ambiente a N.E. del peristilio.
Anche il PARCO ARCHEOLOGICO DI LENTINI si caratterizza per l’incomparabile bellezza del contesto ambientale in cui si inserisce il sito archeologico dell’antica Leontinoi, fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi di Naxos e a lungo antagonista di Siracusa. 
I resti di Leontinoi, amministrativamente divisi tra i comuni di Lentini e Carlentini, connotano infatti un vasto e suggestivo territorio, che comprende le tracce del villaggio preistorico di Metapiccola e le rovine di età calcidese e  greco- siracusana.
Sono visibili le complesse cinta murarie appartenenti a quattro diversi periodi storici che vanno dal VII al III sec. a.C.: particolarmente ben conservati sono i tratti intorno al S. Mauro, che costituiva l'acropoli dell'antica polis.
Di significativo interesse sono le necropoli ellenistiche del IV- III  sec. a.C., di cui si vedono alcuni sepolcri, le ampie latomie, le fondazioni di un tempio greco e i resti di capanne rettangolari di un villaggio indigeno del IX-VIII sec. a.C.
La comprensione delle due realtà precedenti risulterebbe  incompleta, come del resto l’intero sistema dei parchi archeologici regionali, senza l’inserimento di NAXOS. A parte l’importanza storica, derivante dal fatto che l’insediamento non soltanto fu la prima colonia greca di Sicilia, ma anche il punto di partenza della colonizzazione calcidese della parte orientale dell'Isola (è da qui, infatti, che muovono, come racconta Tucidide, gli uomini che fondarono sulla pianura prima Leontinoi e poi Katane), Naxos emerge per l’importanza scientifica dell’area di scavo di Capo Schisò, che si estende per una superficie complessiva di 40 ettari, ed è stato abitato quasi ininterrottamente a partire dal Neolitico e dall'Età del Bronzo sino all'arrivo dei Greci; nonché per lo splendore della città nella seconda metà del VI secolo, documentato dallo sviluppo urbanistico, dall'architettura di carattere sacro, ricca di sperimentazioni e aperta agli influssi dell'Italia meridionale e della Grecia, ma anche dalle produzioni di ceramica e di terrecotte figurate, tra le quali, più significative, le antefisse sileniche o quelle a testa di Menade.
Questi reperti rendono preziose le collezioni del locale Museo Archeologico e  troverebbero nuova valorizzazione attraverso collegamenti sistematici con l’area archeologica, nella quale emergono: le aree sacre costituite dal santuario sud - occidentale e da quello suburbano a ovest del torrente di Santa Venera; l'abitato del V secolo a.C., testimonianza dell’assetto modulare tipico di quell’epoca di rivolgimento socio – politico, facilmente raffrontabile con il coevo impianto di Himera o con quello, più tardo, di Olinto; le necropoli. 
Infine, è di palmare evidenza la fondamentale importanza del patrimonio archeologico di SIRACUSA e delle ISOLE EOLIE. Sotto diversi profili, entrambe queste realtà sono accomunate dalla necessità di coniugare la loro salvaguardia e valorizzazione con le problematiche proprie del territorio in cui esse si inseriscono, che pongono a Siracusa il tema del rapporto tra la crescita urbana e la tutela delle molteplici testimonianze archeologiche che insistono nella città o nel territorio perturbano, quasi tutte di valore monumentale e tutte indispensabili per la memoria della civiltà greca, che forse solo a Siracusa è dato comprendere appieno.
Nel caso delle Isole Eolie, invece, la conservazione degli insediamenti delle genti che in ogni tempo si sono incrociate nell’arcipelago lasciando testimonianze che illustrano il territorio e contribuiscono alla valenza scientifica mondiale rivestita dal Museo voluto da Bernabò Brea, deve tenere conto dei problemi tipici delle isole minori: da un lato, il delicato e originale equilibrio geologico delle Eolie; dall’altro, l’immensa attrattiva turistica che, in quanto bellezza naturale, esercita questo sistema geovulcanico e che si traduce in una pressione antropica improntata a forti caratteri di stagionalità e per ciò stesso antitetica rispetto alla conservazione delle risorse naturalistiche e archeologiche delle Eolie e allo sviluppo sostenibile delle comunità locali.
In entrambi i casi, le azioni di tutela di questi territori archeologici sono destinate a risolversi nella creazione e nella difficile difesa di enclaves aggredite, e comunque accerchiate, da una crescita edilizia casuale. 
Unica alternativa è la strada, più disagevole anche più fattiva, di fare comprendere alle comunità locali che la loro crescita economica e la qualità della loro vita passano dalla valorizzazione di queste testimonianze. Ciò porta, in altri termini, alla individuazione di strumenti, tra i quali vi è anche la istituzione di un Parco Archeologico, che consentano di interagire e di ragionare insieme, senza che evidentemente ciò debba essere inteso come un’abdicazione delle ragioni della tutela, ma anzi come un loro rafforzamento.
Non è un caso, del resto, che il Piano Territoriale Paesistico delle Isole Eolie di recente approvato prevede tra le Strategie per lo Sviluppo Sostenibile l’istituzione di un Parco Archeologico e dei Vulcani; e che i redattori del P.R.G. di Siracusa abbiano dedicato ampio spazio all’individuazione del Parco Archeologico di Siracusa e alle motivazioni di questa scelta, anche per essi doverosa.