PARCHI ARCHEOLOGICI DA ISTITUIREIII A – LE PROPOSTE DELLE SOPRINTENDENZEFra le caratteristiche peculiari dell'archeologia italiana vi è una diffusa riluttanza nei confronti della riflessione teorica. Con la sola eccezione di alcuni casi isolati, gli archeologi italiani sono spesso rimasti estranei ai vasti dibattiti e all'incrociarsi di tendenze che hanno caratterizzato altre scienze umane e sociali, come l'antropologia, la storia o la sociologia. Predomina la tendenza a concepire la riflessione teorica come un livello cognitivo ulteriore, una sorta di lusso che chi ha responsabilità concrete non può quasi mai permettersi.In realtà ogni decisione, anche quella apparentemente più pratica, implica necessariamente una tacita o dichiarata adesione ad un modo di concepire lo studio del passato. Come tutta la recente filosofia della scienza va ripetendo da tempo, non esiste una prassi di ricerca neutra. Negli ultimi tempi tali concetti si sono andati facendo strada anche nella percezione di alcuni archeologi, non solo in ambito universitario: grazie anche alla traduzione di libri di autori come Hodder e Renfrew, le paratie che hanno tenuto l'archeologia in disparte rispetto alle altre scienze umane si vanno lentamente incrinando. In questo contesto viene ad emersione un’ampia gamma di impianti teorici che include le tendenze dei processualisti, dei marwisti, degli strutturalisti, degli storicisti culturali, dei braudeliani, dei neoevoluzionisti, dei neoidealisti, dei cognitivisti, degli archeologi del gender ... E’ chiaro che l’adesione a una di queste impostazioni piuttosto che a un’altra comporta un diverso atteggiamento non soltanto, e in primo luogo, rispetto alle questioni tecnico-scientifiche, ma anche nei confronti degli aspetti istituzionali, quando questi si riflettono sulla ricerca archeologica. E’ questo il caso dei parchi archeologici, che pongono un evidente problema di adesione a un modello di gestione che è destinato a riflettersi sullo svolgimento delle indagini archeologiche e che quindi mette in rilievo le personali visioni del mondo oltre che la maniera di concepire la propria professione. E’ quindi auspicabile che la fase di istituzione dei parchi determini un utile momento di confronto tra le diverse teorie, nonché tra le diverse esperienze professionali. Dopo che, con la circolare del novembre 2000, subito dopo l’entrata in vigore della legge, l’assessore Granata aveva avviato una prima fase di riflessione tra gli istituti dell’Amministrazione, sono arrivati i contributi delle Soprintendenze per i beni culturali e ambientali di Trapani, Palermo e Enna, e, da ultimo, di quelle di Caltanissetta e Ragusa. Più oltre si riportano per esteso questi documenti, importanti per la comprensione dei contenuti del sistema dei parchi archeologici. TRAPANI
PALERMO
CALTANISSETTA
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